L'ombra della 'ndrangheta dietro il maxi sequestro di rifiuti radioattivi in Lombardia

Maxi operazione della Dda di Milano che ha portato all'arresto di 18 persone. Al centro la figura di Cosimo Vallelonga già condannato per associazione mafiosa e coinvolto in altre diverse inchieste

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di Redazione
9 febbraio 2021
11:19

Ci sono anche 16 tonnellate di rame trinciato radioattivo tra i materiali sequestrati nel corso di una maxi-operazione della Dda di Milano sul traffico di rifiuti, dietro al quale si cela l’ombra della ’ndrangheta. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip, è stata eseguita in mattinata nei confronti di 18 persone, di cui 10 in carcere e 8 ai domiciliari.

Le accuse sono associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode fiscale, autoriciclaggio, usura ed estorsione. Il pericoloso carico di rifiuti radioattivi, proveniente dalla provincia di Bergamo era stato bloccato dalla polizia stradale di Brescia nel maggio 2018. Secondo le indagini sarebbe state movimentate illegalmente almeno 10mila tonnellate di rifiuti e materiali ferrosi.Le indagini del Gico della guardia di finanza (il raggruppamento che si occupa di criminalità organizzata) hanno portato ad arresti in Lombardia, Emilia Romagna e Liguria e al sequestro di 120mila euro di quote delle società che partecipavano al traffico.


L’operazione è stata denominata Cardine-Metal Money e ha al centro la figura di Cosimo Vallelonga, già condannato per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “La notte dei fiori di San Vito” degli anni ’90, oltre che nell’inchiesta capitale sulla ‘ndrangheta in Lombardia, “Infinito", del 2010. Secondo gli investigatori, Vallelonga è ancora uno dei cardini della criminalità organizzata in Lombardia. 

Il boss, dopo aver finito di scontare la sua pena, aveva ripreso i vecchi contatti ‘ndranghetisti, ricevendo addirittura visite nel suo negozio di La Valletta Brianza, “Arredo Mania”. Qui aveva riorganizzato il traffico illecito, soprattutto per ‘riciclare’ i soldi provenienti da estorsioni e usura nell’economia legale. Le fiamme gialle hanno infatti ricostruito che prestatìva soldi a tassi altissimi ad imprenditori locali e che aveva messo in piedi una serie di società ‘cartiere’ che hanno fatto fatture false per oltre 7 milioni di euro. 

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