L'ombra della 'ndrangheta sull'incendio all'interno dell'impianto di trattamento di rifiuti nel Pavese

I fatti risalgono al 2017. Il gip di Milano Guido Salvini ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare che oggi ha portato a 3 arresti

di Redazione
7 ottobre 2021
11:55

Spunta anche l'ombra della 'ndrangheta nell'inchiesta del pm di Pavia Paolo Mazza e del pm della Dda milanese Silvia Bonardi che oggi ha portato a tre arresti per il caso del maxi incendio, avvenuto nel 2017, all'interno dell'impianto di trattamento di rifiuti 'Eredi Bertè' di Mortara, nel Pavese.

Emerge dall'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Milano Guido Salvini, che dà conto di «un episodio laterale rispetto ai fatti oggetto» della misura cautelare «ma rilevante al fine di comprendere l'insieme della vicenda», ossia presunte minacce all'ex moglie di Vincenzo Bertè, amministratore unico della società finito in carcere per aver dato fuoco ai "rifiuti stoccati", assieme ad un altro amministratore, Andrea Carlo Biani, anche lui arrestato.


Nel maggio 2019 l'ex moglie del titolare dell'azienda avrebbe ricevuto minacce, come «stai zitta altrimenti ti faccio fuori», da un presunto 'ndranghetista già "coinvolto" nella maxi indagine Infinito del 2010 «come componente di una Locale» del Milanese.

Il motivo delle minacce, spiega il gip, «risiedeva nei dissidi» tra la donna e l'ex marito sulla «gestione dell'impianto e delle altre società collegate». E l'ombra della 'ndrangheta, scrive il gip, «getta una luce poco rassicurante sull'episodio di minaccia in danno della testimone». La donna, tra l'altro, ha spiegato agli inquirenti di essere «certa che l'incendio sia stato dolosamente appiccato» dal marito "perché anche Biani me lo confermò la sera stessa, il 6 settembre 2017, nel corso di una conversazione (...) In quel frangente mi disse che era stato necessario incendiare l'impianto a causa delle difficoltà economiche dell'azienda, per incassare l'indennizzo dell'assicurazione ed anche perché sicuramente all'esito del sopralluogo dell'Arpa l'impianto stesso sarebbe stato chiuso per le irregolarità nello stoccaggio».

Ai domiciliari, non per l'accusa di incendio, è finito Vincenzo Ascrizzi, amministratore di un'altra società, la Mwr srl.

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