La clinica usata come bancomat dai Tricarico, arrivano le prime condanne

VIDEO | In tre vennero arrestati con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Il tribunale di Paola ha emesso le prime sentenze per i due imputati che hanno scelto di essere processati con rito abbreviato

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di Francesca  Lagatta
2 dicembre 2020
17:05

A meno di sette mesi dall'operazione "Clinica malata", che portò all'arresto di tre imprenditori della sanità privata con l'accusa di bancarotta fraudolenta, il tribunale di Paola ha emesso le prime sentenze per i due imputati che hanno scelto di essere processati con rito abbreviato. Ciro Tricarico Rosano, 63 anni, e Fabrizio Tricarico Rosano, 27 anni, padre e figlio, sono stati condannati rispettativamente a 5 e 3 anni di carcere. Al primo sono state riconosciute le aggravanti, al secondo le attuanuanti generiche. È caduta, invece, l'accusa di associazione a delinquere. Entrambi, ai tempi dei fatti contestati, amministravano l'omonima clinica privata di Belvedere Marittimo, da qualche tempo gestita da un nuovo gruppo imprenditoriale facente capo a Giorgio Crispino, che l'ha rinominata Tirrenia Hospital.

Rinviati a giudizio gli altri due indagati

Carmen Rosano, 91 anni (che è sempre rimasta indagata a piede libero) e Pasquale Tricarico Rosano, 70, madre e figlio, hanno scelto invece il rito ordinario e il gup del tribunale di Paola li ha mandati entrambi a processo. La Rosano era rimasta titolare della società "Istituto Ninetta Rosano srl" fino al 2011, poi, a causa dell'accumularsi dei debiti, era subentrata la "Casa di Cura Tricarico Rosano Srl", intestata al giovanissimo nipote Fabrizio, all'epoca 19enne. I fratelli medici Ciro e Pasquale, dipendenti della struttura, secondo gli inquirenti avrebbero invece svolto il ruolo di amministratori di fatto della clinica, nata agli inizi degli anni '70.


La clinica usata come bancomat

Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla procura di Paola, hanno portato alla luce una serie di artifizi contabili che avrebbero consentito agli indagati di usare la clinica come bancomat, cioè di distrarre fondi milionari dalla casse aziendali per motivi di carattere personale, come l'acquisto di beni di lusso. Nel frattempo, i debiti della clinica (accreditata al sistema sanitario regionale) continuavano ad aumentare a dismisura fino a causare una crisi irreversibile, sfociata nel fallimento delle due società di gestione che si sono alternate al comando, la "Inr" (dichiarata fallita nel luglio 2018) e la "Ctr" (dichiarata fallita nel settembre 2019). Ora gli uffici guidati dal magistrato Pierpaolo Bruno stanno cercando eventuali complici del crack finanziario e la nuova indagine riguarda sia uffici pubblici che privati.

 

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