Troppe lacune nell’inchiesta, la famiglia di Sissy chiede giustizia

Accolta l’opposizione all’archiviazione dell'indagine. Nuove analisi dovranno essere effettuate sul telefono della giovane e sulla pistola. Entro marzo si attendono i risultati

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di Redazione
15 gennaio 2019
08:01
Sissy Trovato
Sissy Trovato

Ci sono troppe incongruenze, troppi buchi in quell'indagine chiusa - forse - troppo velocemente dalla Procura di Venezia.  E poi c'è la convinzione della famiglia Trovato: Sissy non aveva nessun motivo per togliersi la vita. Emergono nuovi particolari dell'inchiesta sulla morte di Maria Teresa Trovato detta Sissy, l'agente della polizia penitenziaria morta nella sera di sabato scorso, dopo più di due anni di coma. Il pool di avvocati che rappresenta la famiglia Trovato nell'ottobre dell'anno scorso si è visto accogliere dal gip del Tribunale di Venezia l'opposizione all'archiviazione dell'indagine. Una richiesta basata su più punti. Punti sui quali la procura di Venezia dovrà dare riscontro entro la fine del prossimo marzo.


Gli avvocati Fabio Anselmo, Maria Sicari e Girolamo Albanese hanno chiesto una serie di accertamenti che non erano stati compiuti nelle settimane seguenti al ferimento della giovane originaria di Taurianova. Ferimento avvenuto l'1 novembre 2006 in un ascensore dell'ospedale di Venezia. L'allora 26enne si trovava nel presidio ospedaliero per accompagnare una detenuta che doveva partorire. Nelle ultime immagini del sistema di sorveglianza Sissy si dirige verso un ascensore, sembra che stia parlando al telefono. Intorno alle 11 viene trovata all'interno dell'ascensore in fin di vita con una pallottola in testa. Per la procura è un tentativo di suicidio, per la famiglia no.


I tre penalisti hanno chiesto, ad ottobre scorso, l’acquisizione delle celle del telefono di Sissy, rinvenuto due giorni dopo i fatti nel suo armadietto personale del penitenziario di Venezia. Da quelle analisi si dovrebbe capire se il cellulare di Sissy era nell'armadietto anche il giorno del ferimento o se agganciava le celle nella zona dell'ospedale civile di Venezia; dalle analisi sul cellulare dovrebbero emergere anche tutte le celle dei telefoni che agganciavano il telefono di Sissy nei minuti precedenti al fatto.

 

Il secondo accertamento richiesto e concesso al gip è quello del dna presente sulla pistola d’ordinanza che, secondo le indagini ha fatto fuoco. Si sa che sull’arma non sono state trovate impronte. Per il Ris il dato non è strano tenendo conto delle zigrinature del calcio della pistola. Il collegio difensivo sostiene che se Sissy ha fatto fuoco sull’arma dovrebbero essere presenti tracce di dna. Un'altra stranezza che riguarda la pistola, per la difesa, è che è stata trovata nella mano della ragazza. Ciò per la difesa non sarebbe possibile dopo lo sparo e la caduta. Una tesi suffragata dall'analisi del perito della difesa. Altra stranezza sarebbe la mancanza di sangue sulla canna e sulla punta dell'arma. Rimangono, però, per i legali della famiglia Trovato altri buchi nelle indagini. Buchi che rimarranno tali, perché l'inchiesta non ha chiarito quando avrebbe avuto la possibilità di farlo.

 

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