Lande desolate: il processo che coinvolge l'ex governatore Oliverio resta a Catanzaro

L'ex presidente della Calabria è accusato di abuso d'ufficio e corruzione. Tra gli indagati anche l'ex consigliere regionale, Adamo e l'ex deputata Bossio. Al centro dell'inchiesta, i lavori di ammodernamento dell'eliosuperficie di Scalea e gli impianti sciistici di Lorica

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di Luana  Costa
2 ottobre 2020
18:42

Si è aperta questa mattina dinnanzi al Gup del Tribunale di Catanzaro, Giulio De Gregorio, la prima udienza preliminare del processo originato dall’inchiesta denominata Lande Desolate, istruita dalla direzione distrettuale antimafia. Tra gli indagati eccellenti figura l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, l’ex consigliere regionale Nicola Adamo e l’ex deputata Enza Bruno Bossio. I tre devono rispondere a vario titolo per i reati di abuso d’ufficio e corruzione.

Il processo resta a Catanzaro

In apertura di udienza il collegio difensivo ha sollevato una questione relativa alla inutilizzabilità delle intercettazione telefoniche, captate in altre inchieste, e una riguardante la competenza territoriale. È stata avanzata, infatti, istanza di trasferimento del procedimento al Tribunale di Cosenza, entrambe però rigettate. Il Gup ha infatti confermato il radicamento del procedimento nel Tribunale distrettuale di Catanzaro ,dichiarandosi incompetente, infine, a pronunciarsi sulla inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche.

Piazza Bilotti a Cosenza

Secondo l’ipotesi della Procura, Mario Oliverio, Nicola Adamo e Enza Bruno Bossio si sarebbero adoperati per rallentare i lavori di piazza Bilotti a Cosenza nel maggio del 2016 in concorso con Francesco Tucci, direttore dei lavori, e all’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri. L’accordo “illecito” avrebbe consentito a questi ultimi due di ricevere dall’ex governatore ulteriori finanziamenti sebbene “non dovuti né legittimamente esigibili”.

Gli impianti sciistici di Lorica

Mario Oliverio, difeso dall'avvocato Vincenzo Belvedere, è accusato anche di abuso d’ufficio per aver avvantaggiato una società riconducibile a Giorgio Ottavio Barbieri, affidataria dei lavori di ammodernamento degli impianti sciistici di Lorica. In particolare, l’ex governatore avrebbe assecondato le richieste di Luigi Zinno, ex dirigente del dipartimento regionale Programmazione nazionale e comunitaria, e di Arturo Veltri, consigliere di amministrazione della Lorica Ski, disponendo di assolvere all’obbligo contrattuale relativo al cofinanziamento pubblico dei lavori per l’ammodernamento degli impianti sciistici di Lorica. In due successivi incontri Oliverio avrebbe indotto alla corresponsione degli importi alla Lorica Ski; accollando così per intero alla Regione Calabria il costo dei lavori consapevole dello stallo dei lavori e della incapacità tecnica e finanziaria del gruppo Barbieri, riconducibile a Giorgio Ottavio Barbieri, legale rappresentante e socio della società aggiudicataria dell’appalto. Nel dicembre del 2015 sarebbe avvenuta la liquidazione di due milioni e 900mila euro in favore del Comune di Pedace da erogare alla Lorica Ski, a copertura dei lavori apparentemente eseguiti a Lorica. Successivamente avrebbe adottato una delibera di giunta per appostare in bilancio la somma di 4 milioni e 200mila euro da destinare alla stessa società per “mero tornaconto politico”, ovverosia per ripagare Francesco Tucci, direttore dei lavori, e Ottavio Barbieri che ne avevano assecondato gli interessi politico-elettorali a Cosenza, promettendogli e adoperandosi fattivamente per rallentare, strumentalmente, i lavori pubblici di Piazza Bilotti per pregiudicare così sul piano politico-elettorale il sindaco uscente di Cosenza Mario Occhiuto.

L’aviosuperficie di Scalea

Nel calderone dell’inchiesta erano finiti anche i lavori di ammodernamento dell’eliosuperficie di Scalea, aggiudicati sempre ad una società riconducibile ad Ottavio Barbieri, la Barbieri Costruzioni. Secondo la ricostruzione della Procura, tra il 2015 e il 2017 Giorgio Ottavio Barbieri, Francesco Tucci in qualità di direttore dei lavori, Pasquale Latella rup del Comune di Scalea e Luigi Zinno dirigente generale del dipartimento regionale Programmazione si organizzavano per disporre “l’indebito” affidamento di opere complementari, a valere su fondi pubblici, per un valore di un milione di euro rappresentando falsamente lo stato di avanzamento dei lavori fino alla liquidazione di tutti i contributi.

Gli indagati

Gli indagati sono Giorgio Ottavio Barbieri, Carlo Cittadini, Vincenzo De Caro, Ettore Della Fazia, Gianbattista Falvo, Gianluca Guarnaccia, Carmine Guido, Rosaria Guzzo, Pasquale Latella, Damiano Francesco Mele, Gerardo Mario Oliverio, Marco, Oliverio, Nicola Adamo, Enza Bruno Bossio, Marco Trozzo, Francesco Tucci, Arturo Veltri, Luigi Giuseppe Zinno.

Giornalista
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