Le mani della ‘ndrangheta sui canili comunali: la denuncia del movimento animalista

Stop Animal Crimes Italia coglie l’assist dell’inchiesta sulle struttura di Rossano per rilanciare: «Il randagismo presenta infiltrazioni mafiose e interessi economici non indifferenti»

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di Matteo Lauria
28 marzo 2021
19:15

Prime reazioni all’inchiesta della procura della repubblica del tribunale di Castrovillari i cui esiti sono sfociati in cinque proscioglimenti e quattro rinvii a giudizio. Tra le ipotesi accusatorie a vario titolo: abbondono di animali, falsità ideologica e materiale. Per il movimento Stop Animal Crimes Italia si pone un problema di sistema dietro il quale spesso di celano interessi di non poco conto.

«Se i canili introitano bei soldini dai Comuni convenzionati (spesso su cani inesistenti, tanto i sindaci non verificano quasi mai) mancano però i soldi per le sterilizzazioni, com’è successo recentemente a Corigliano-Rossano, dove dopo aver approvato un piano che poteva incidere positivamente contro le nascite incontrollate, è stato subito ritirato per mancanza di fondi e pagamenti sospesi; è più facile per i Sindaci togliersi il problema elargendo appalti milionari di euro a ditte esterne piuttosto che risolvere le cause del randagismo che radicano sul territorio, ignorando il fatto che 3 anni di sovvenzioni date al canile sarebbero sufficienti per finanziare una efficace campagna sul suo territorio estirpando il problema!».


Il filone, in Calabria, ha intercettato da anni l’interesse della ‘Ndrangheta: «Il randagismo presenta infiltrazioni mafiose (come dimostrato ad esempio dall’operazione Stige della DDA di Catanzaro) e interessi economici non indifferenti- continua il movimento- non a caso in molti canili i volontari vengono trattati spesso come “minacce” da allontanare; recentemente dal canile di Torre Melissa (1400 cani a 4 euro al giorno cadauno con convenzioni con moltissimi Comuni ionici) abbiamo ricevuto segnalazioni di adottanti del nord che il personale avrebbe limitato le uscite in adozione proferendo frasi come “con cosa mangiamo poi noi!”. Ma è sufficiente farsi un giro in tanti altri canili calabresi per verificare quanto sia difficile far uscire cani. Il canile comunale di Mortara (RC) è completamente in mano ai volontari, senza che la città capoluogo mostri un benché minimo intervento a tutela dei randagi; quello di Castrovillari appare come un canile degli anni ‘50 e così via».

«C’è una parte del “volontariato” che lucra»

Il documento-denuncia del movimento Stop Animal Crimes Italia trascina nel fenomeno pezzi della stessa società civile: «C’è anche una parte del “volontariato” che sui randagi lucra, oltre a farsi la guerra per il controllo del territorio, sporcando il nome di molti altri attivisti onesti, estendendo il randagismo piano piano anche al nord. Siamo certi che la lotta al randagismo, mucca da mungere per molti enti “animalisti” tradizionali che nulla hanno mai fatto, convinti che dalle Regioni non arriverà mai nulla di buono (basti vedere la tarantella dei commissari ad acta) debba partire dai Sindaci».

Per il randagismo esistono progetti in grado di fronteggiare l’attuale emergenza: occorre dare attuazione a «una serie di punti contemporaneamente, mediante la collaborazione tra Enti Pubblici e Animalisti. Inutile sterilizzare se non si censiscono i cani sul territorio, inutile fare campagne di microchippatura se le Polizie Locali continuano a non sanzionare, inutile segnalare maltrattamenti di animali se poi non si fanno i sequestri e le denunce e le Procure trattano i procedimenti come reati di serie Z, inutile recuperare cani se mancano i canili sanitari, ecc.. Il movimento coinvolgerà i Sindaci calabresi al fine di iniziare un percorso serio e risolutivo ed è pronto a denunciare da subito ogni omissione e disinteressamento ossia ostacolo al lavoro di centinaia di volontari che puntualmente si sostituiscono alla Pubblica Amministrazione pagata e all’uopo deputata».

 

Giornalista
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