Licenziamenti Italbacolor: gli operai protestano al Comune di Fuscaldo

VIDEO | Sono complessivamente 79 le persone rischiano di perdere il lavoro tra meno di 10 giorni

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di Francesca  Lagatta
21 maggio 2019
16:11
Un momento della manifestazione
Un momento della manifestazione

Se nei prossimi giorni non ci saranno sviluppi nella vicenda, i 79 dipendenti dello stabilimento Italbacolor di Fuscaldo subiranno il licenziamento collettivo, con gravi conseguenze economiche e sociali per tutto il territorio. Per questo, dopo la manifestazione di ieri innanzi agli uffici della prefettura di Cosenza, oggi gli operai dell'azienda hanno manifestato pacificamente nel piazzale del municipio fuscaldese. Al loro fianco, hanno protestato anche i rappresentanti di varie organizzazioni sindacali, i quali sono stati poi ricevuti dal sindaco Gianfranco Ramundo.

La vicenda

I due stabilimenti industriali della Italbacolor sorgono nell'area urbana di Fuscaldo e si occupano di trattamenti superficiali di ossidazione anodica, elettrocolorazione e verniciatura su profili in alluminio, produzione di accessori per serramenti, trasformazione e commercializzazione di sistemi in alluminio per architettura. Dal punto di vista dell'occupazione è una vera e propria oasi di crescita e di sviluppo in un deserto di disoccupazione. Il fatturato annuo ammonta ad alcune migliaia di euro e i dipendenti non lamentano mai un ritardo nei pagamenti. Ma lo scorso 29 marzo uno dei due stabilimenti è stato sequestrato con un'ordinanza del Gip di Paola perché le indagini dei carabinieri hanno permesso di individuare il presunto scarico di acque reflue nel vicino torrente Lavandaia, avvenuto secondo gli inquirenti tramite un tubo alimentato da un'elettropompa ad aspirazione. Gli esiti dei campionamenti delle acque da parte dell'Arpacal hanno poi accertato il superamento delle concentrazioni della soglia di contaminazione tra le 4 e le 6 volte dei parametri selenio e alluminio. Successivamente anche il Tribunale del Riesame ha confermato la decisione di apporre i sigilli all'impianto e di conseguenza la società ha avviato la formale procedura di licenziamento collettivo, poiché il sequestro impedisce il normale svolgimento delle attività anche nel secondo stabile, direttamente collegato al primo. I dipendenti, impotenti di fronte a tale decisione, tre giorni fa hanno indetto lo stato di mobilitazione.

Situazione drammatica

Ci sono meno di dieci giorni per interrompere la procedura di licenziamento, dopodiché per i dipendenti della Italbacolor si aprirà una drammatica parentesi esistenziale. Tra coloro che questa mattina hanno protestato c'è chi ha figli da mantenere, chi deve pagare un mutuo, chi è troppo giovane per andare in pensione ma troppo vecchio per trovare una nuova occupazione, c'è anche chi sogna di costruire una famiglia o chi l'aveva messa su da poco e ha un bimbo di pochi mesi da sfamare. «Siamo totalmente dalla parte della magistratura e siamo certi che la giustizia farà il suo corso - afferma un operaio - ma mi chiedo: come farà la procura ad effettuare ulteriori indagini con lo stabilimento chiuso?». Gli fa eco un collega: «Fino a quando un processo non stabilirà la verità dei fatti noi dovremmo essere messi in condizione di lavorare». Che poi, sostengono i più, chi lo dice che il selenio e l'alluminio riscontrati nei campionamenti arrivino dallo stabilimento? «Noi siamo un'azienda all'avanguardia dal punto di vista di tutela dell'ambiente - dice ancora un dipendente -, utilizziamo tutti i mezzi e gli strumenti per lo smaltimento dei materiali senza creare pericolo né per noi e né per gli altri. In questa vicenda c'è qualcosa che non torna, il nostro operato è cristallino. Non meritiamo di andare a casa».

Le dichiarazioni dei sindacati

Quando la riunione nell'ufficio del sindaco è ancora in corso, Ciro Bacci della Fim-Cisl Calabria, parla a nome di tutte le organizzazioni sindacali presenti. «Al sindaco Ramundo e a tutte le istituzioni chiediamo solidarietà per i lavoratori, rimasti attualmente senza lavoro e senza stipendio- ha detto Bacci -. Siamo qui principalmente per tenere alto il grido d'aiuto e scongiurare il licenziamento collettivo. Ci auguriamo che la procura tolga i sigilli all'impianto e conceda la ripresa delle attività».

Le parole del sindaco

Gianfranco Ramundo non rimane indifferente alle richieste dei lavoratori. «Per prima cosa mi preme esprimere vera, avvertita, sincera solidarietà di tutta l'amministrazione comunale per questa situazione difficile - ha dichiarato il primo cittadino -. Ma oltre non si può andare. C'è una indagine della procura di Paola che sta verificando eventuali responsabilità sul presunto sversamento di acque reflue nel torrente. Dobbiamo solo augurarci che tutti questi procedimenti vengano svolti nel più breve tempo possibile e che si torni presto a una situazione di normalità». Al tempo stesso, il sindaco chiarisce che «la salvaguardia dell'ambiente, la salvaguardia del mare è un punto fermo di questa amministrazione che intendiamo tutelare sotto ogni profilo».

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