Una fumata grigia, con qualche spiraglio di apertura ma senza la svolta che il Governo sperava di ottenere. Le prime notizie che filtrano dall'incontro a Milano tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e le rappresentanze locali e autonome degli autotrasportatori del Sud Italia alimentano più interrogativi che certezze. L'esecutivo ha ribadito lo sblocco di risorse economiche (480 milioni di euro) e ha chiesto la rimozione dei presidi, ma non ha ottenuto garanzie sulla fine della mobilitazione. E mentre si attendono comunicazioni definitive sull'esito del confronto, che sarebbe ancora in corso, in Calabria si moltiplicano le reazioni di delusione e rabbia. Nelle chat dei manifestanti si susseguono appelli a non mollare, a coinvolgere altre persone e a proseguire la protesta a oltranza.

L'unico dato che appare acquisito con certezza è la decisione di revocare il fermo in Sicilia, annunciata dal Comitato degli autotrasportatori dell'Isola. Altrove, invece, il quadro rimane incerto. In Puglia si prospetta una rimozione soltanto parziale dei blocchi, mentre in Calabria non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali che confermino la conclusione delle manifestazioni. Ma dalle prime reazione sembra che lo stop sia destinato a continuare. Il tutto mentre il Governo tenta di disinnescare una protesta che ha ormai prodotto pesanti ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sull'approvvigionamento di carburanti e generi alimentari.

Rixi ammette: «Soddisfazione solo parziale»

A fotografare la situazione sono soprattutto le dichiarazioni del viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, diffuse dopo oltre due ore di confronto con le sigle locali e autonome. «Oltre alla Sicilia i blocchi verranno revocati anche in altre aree del Paese, dalla Puglia alla Calabria e in parte la Campania», ha sostenuto, salvo precisare immediatamente che «la soddisfazione è solo parziale, perché i provvedimenti dovranno essere fatti ed essere pienamente operativi, in modo che le aziende possano vedere gli impegni da parte del governo».

Parole che, tuttavia, non equivalgono a una conferma della cessazione dei blocchi. Lo stesso viceministro, interpellato sulla possibilità che la situazione torni alla normalità entro due giorni, ha risposto: «Ci auguriamo assolutamente di sì, credo che questo serva a tutti. Noi gli impegni ce li siamo presi, penso che tutti si prendano i loro impegni». Un auspicio, dunque, più che una certezza. 

«Siamo alla frutta, dobbiamo resistere»: nelle chat dei manifestanti esplode la delusione

È soprattutto dalla Calabria che arrivano i segnali più preoccupanti per l'esecutivo. Le prime notizie diffuse sull'andamento dell'incontro hanno provocato una reazione immediata tra quanti, da cinque giorni, partecipano ai presidi. La delusione è palpabile e, con il trascorrere dei minuti, si moltiplicano i messaggi di chi invita a non interrompere la mobilitazione.

«Dobbiamo andare avanti, portare più gente, non possiamo soccombere così», questo il tono dei messaggi che stanno animando le chat in queste ore. In molti lamentano il mancato ascolto della Calabria, «che come al solito non viene considerata».

La delusione, insomma, sembra trasformarsi in una nuova spinta alla protesta per proseguire ad oltranza, nonostante quello di oggi, martedì 20 ottobre, sarebbe dovuto essere l’ultimo giorno di mobilitazione. Non si tratta, almeno per ora, di una decisione ufficiale, tuttavia, il clima che emerge dalle reazioni a caldo appare nettamente distante dall'ottimismo manifestato dal viceministro.

Nel Vibonese l'incertezza riguarda direttamente i presidi organizzati nei giorni scorsi in prossimità degli svincoli autostradali di Sant'Onofrio, Pizzo e Vazzano, punti nevralgici di una mobilitazione che, partita dagli autotrasportatori, ha progressivamente coinvolto anche agricoltori, pescatori e commercianti. Proprio questi ultimi hanno manifestato la loro solidarietà con l'adesione alla protesta e la chiusura simbolica delle saracinesche.

Dal Governo 480 milioni, ma servono ancora i provvedimenti

Sul fronte economico, Rixi ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro destinati alle compensazioni per il caro gasolio relative alle domande presentate fino ad agosto. Altri 60 milioni dovrebbero essere stanziati per settembre e ottobre.

Risorse che, nelle intenzioni dell'esecutivo, dovrebbero contribuire ad alleggerire il peso dei rincari, ma che non sembrano sufficienti, almeno nell'immediato, a convincere tutte le componenti della protesta a rimuovere i blocchi.

«Abbiamo chiesto di allentare la tensione perché il governo deve lavorare, ma deve avere una certa tranquillità», ha spiegato Rixi, aggiungendo: «Ognuno si prende la responsabilità di quello che fa. Quello che chiede il governo in questo momento è di darci il tempo di poter fare i provvedimenti».

Una richiesta di tempo che si scontra però con l'urgenza rivendicata dai manifestanti, i quali chiedono interventi immediatamente percepibili sui costi di esercizio, a partire dal prezzo del carburante.

La Sicilia si ferma, in Puglia revoca soltanto parziale

Il risultato più concreto del confronto arriva dalla Sicilia, dove il Comitato degli autotrasportatori ha comunicato la decisione di revocare il fermo, pur mantenendo lo stato di agitazione.

Più complessa la situazione in Puglia, dove i blocchi saranno rimossi soltanto in parte, mentre alcuni presidi continueranno fino all'arrivo di risposte concrete.

Lo stesso Salvini ha parlato dell'«inizio di un percorso», annunciando un nuovo tavolo per il 27 ottobre, quando dovrà essere verificato anche l'avvio dei pagamenti promessi alle imprese.

Il Governo cerca una via d'uscita, ma in Calabria la protesta rischia di continuare

La situazione rimane dunque in evoluzione. Il Governo punta a una graduale rimozione dei blocchi per ripristinare la normale circolazione delle merci, mentre le conseguenze della mobilitazione continuano a farsi sentire su diversi territori del Mezzogiorno.

Nel Vibonese i disagi hanno interessato in particolare gli approvvigionamenti dei supermercati, con scaffali rimasti vuoti soprattutto nei reparti dei prodotti freschi e difficoltà di rifornimento che si sono estese anche ad altre categorie merceologiche. Una situazione che ha alimentato ulteriormente le preoccupazioni di commercianti e consumatori.