In aula

Locri, al via il processo Marjan Jamali: dovrà difendersi dall’accusa di essere una scafista

La prima udienza pubblica del dibattimento è fissata alle ore 9:30. La donna iraniana dopo 7 mesi di reclusione ha raggiunto il figlio di otto anni a Camini, dove resta ai domiciliari. Entrambi erano sbarcati a Roccella lo scorso ottobre

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di Anna Foti
16 giugno 2024
20:45

Domani mattina al tribunale di Locri al via la fase dibattimentale del processo che vede come imputata Qaderi Maryan (alias Jamali Maryam), accusata di essere una scafista e dunque di avere favorito l'immigrazione clandestina. La donna, di nazionalità iraniana, quasi 29enne e madre di un figlio di otto anni sbarcato con lei a Roccella lo scorso ottobre, è difesa dall'avvocato Giancarlo Liberati.

«Non vedo come Marjan potrebbe essere dichiarata colpevole. Dalla Germania verranno, per essere sentiti come testimoni, migranti a bordo con lei durante il tragitto. È per altro agli atti anche l'elenco, in possesso dei trafficanti individuati in Turchia, dal quale emerge che Marjan, e anche il coimputato Amir Babai, erano migranti e non scafisti e neppure gregari, incaricati di eseguire ordini».


«Marjan - prosegue l'avvocato Liberati convinto della sua innocenza - non solo non è colpevole di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ma è anche stata vittima di ingiustizia. È stata sottoposta ad un interrogatorio di garanzia, all'indomani dell'arresto, in modalità a distanza per una presunta scabbia da cui sarebbe stata affetta e senza un interprete della sua lingua Farsi. Motivo per il quale la giovane si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Tutte circostanze che, appena assunta la sua difesa lo scorso febbraio, io ho contestato». È quanto sottolinea l'avvocato Giancarlo Liberati.

Dal carcere agli arresti domiciliari

Marjan Jamali è rimasta in carcere fino a due settimane fa. A seguito del reiterato rigetto dell'istanza di riesame della misura cautelare, soltanto dopo l'appello avverso il rigetto anche dell'istanza di sostituzione della misura cautelare in carcere con i domiciliari, lo scorso 27 maggio, il tribunale del Riesame di Reggio ha accolto l'istanza. Come richiesto i domiciliari sono stati accordati presso l'abitazione a Camini, inserita nel progetto Sai gestito dalla cooperativa sociale Eurocoop servizi a r.I. (Jungi Mundu). Qui lo scorso 31 maggio Marjan ha riabbracciato suo figlio di otto anni. I due erano stati allontanati in forza della misura cautelare in carcere.
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Giornalista
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