Locri, le mani della ‘ndrangheta sul cimitero: inflitte sei condanne

Pene per complessivi 35 anni di carcere nei confronti di chi ha scelto il rito abbreviato. Il sindaco Calabrese: «Segnale importante per il cambiamento di questa città»

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18 luglio 2020
20:49

Più di trent’anni di carcere. Questa la pena complessiva inflitta in abbreviato dal gup di Reggio Calabria ai sei imputati del processo “Riscatto”. La condanna più alta è stata inflitta a Domenico Cordì (10 anni e 8 mesi), quella più bassa a Domenico Schirripa (16 mesi, sospesa).

 

L’inchiesta della distrettuale antimafia reggina scattò lo scorso anno, e permise di ricostruire l’operatività di gruppi criminali riconducibili alla cosca Cordì di Locri per estorsioni e per il monopolio sul cimitero cittadino.

 

Nel corso delle indagini è stato accertato che alcuni soggetti gestivano, con modalità illecite «tutte le attività legate ai servizi funebri del cimitero di Locri, tra cui l’organizzazione dei funerali, la vendita dei fiori, le attività edili sulle tombe e il trasporto di defunti dall’ospedale alle abitazioni».

 

Per il sindaco di Locri Giovanni Calabrese la sentenza di primo grado «rappresenta un ulteriore importante segnale per il percorso di cambiamento e di crescita avviato nella città di Locri. Il contrasto alla ‘ndrangheta si fa con azioni coraggiose e concrete e non con ridicole e costose passerelle e iniziative; questa sentenza, come altre, rappresenta un segno tangibile a favore della legalità, e direi, della civiltà. Non gioisco solo per la sentenza in sé ma per la libertà di Locri, per l’onestà dei locresi».

 

Di seguito l’elenco delle condanne in abbreviato:

Gianfranco Alì – 4 anni e 8 mesi

Antonio Cordì – 4 anni

Domenico Cordì – 10 anni e 8 mesi

Vincenzo Cordì – 6 anni

Bruno Zucco – 8 anni e 4 mesi

Domenico Schirripa – 16 mesi (pena sospesa)

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