Il mercato ittico, il bando deserto e l'ombra del boss. Il sindaco di Cetraro: «Riaprirà»

Il primo cittadino in una lunga intervista alla nostra redazione, mostra tutta la sua delusione per il mancato affidamento. E anticipa che la prossima settimana si terrà un consiglio comunale per capire quali strategie adottare per rendere operativa la struttura

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di Francesca  Lagatta
29 settembre 2018
17:29

«Io ero uno di quelli convinti che ci sarebbe stata la partecipazione, avevamo percepito anche l'interesse per la gestione di questa struttura. Adesso dobbiamo chiederci perché non è successo». Non si dà pace Angelo Aita, primo cittadino di Cetraro, che nel secondo bando per l'assegnazione del mercato ittico del porto, scaduto due giorni fa, aveva riposto tutte le speranze.

Invece nessuna domanda, nonostante un canone annuale di gestione fissato a soli 4mila euro per consentire a chiunque di partecipare. Così, fallito anche questo tentativo, saranno ancora gli operai comunali a tenere aperta quella struttura destinata alla vendita del pesce, commercio che un tempo, nemmeno troppo lontano, era completamente nelle mani del clan cetrarese dei Muto. Lo storico capobastone Franco Muto, oggi detenuto in regime di 41bis nel carcere milanese di Opera, proprio per questo era stato ribattezzato "re del pesce".


L'ombra del boss sul mancato affidamento?

Paura e riverenza, come sostengono in molti, o svantaggi di altro genere? Il sindaco propende per l'ultima teoria e forse, come sempre, la verità sta nel mezzo. «Non credo si tratti di paura, almeno non solo di quello - dice con convinzione - I pescatori più volte mi hanno riferito di avere un problema di non "appetibilità" della struttura. Loro sono abituati a pescare il pesce senza preoccuparsi delle vendita. Inoltre, durante il giorno hanno anche bisogno di riposare dalle fatiche della notte».

D'altronde, Cetraro si è avviata «su una strada di assoluta legalità» e rispetto a qualche anno fa la situazione è davvero cambiata. Prima certi nomi e cognomi non si potevano neppure nominare ad alta voce, oggi quegli stessi nomi sono diventati il simbolo di un potere che s'è rotto come un giocattolo sotto i colpi inferti dalla magistratura e dalle battaglie culturali condotte dai giovani del territorio.

Anche il mercato ittico, per gli stessi motivi, è diventato un simbolo indiscusso di una ritrovata normalità. Simbolo dello Stato che polverizza la 'ndrangheta, anche quando questa è considerata sanguinaria come poche.

Il sindaco ci tiene a far sapere che il mercato ittico riaprirà, a qualunque costo, e che non c'è nessun rischio per chi volesse gestire la struttura: «Chiunque è interessato sappia che ha vicino la città, le istituzioni e lo Stato».

Sì, ma dopo due bandi andati deserti e una cooperativa di pescatori pronta a metterci le mani fermata in tempo da un'interdittiva antimafia, adesso che si fa?

«Non abbiamo ancora pensato alla prossima mossa - spiega Aita - perché eravamo convinti che sarebbe andata a buon fine la gara scaduta il 27 settembre, però mi sto muovendo con tutto il consiglio comunale e le forze politiche e sociali di questa città per trovare una soluzione». Di sicuro c'è in programma un consiglio comunale per discutere della questione: «Lo convocherò per la prossima settimana. Necessita capire nell'immediato quali strategie adottate. Sono pronto a giurarlo, quel posto aprirà il prima possibile».

 

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