Matacena: “Se accade qualcosa a me o alla mia famiglia rivelo tutto sulle tangenti Telekom Serbia”

Lo ha dichiarato, da Dubai dove è latitante, l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, in un intervista rilasciata all’Ansa.

di Redazione
23 marzo 2015
10:18

Dubai – “Se dovesse succedere qualcosa a me o ai miei familiari, verrebbero consegnati e pubblicati in Italia i numeri dei conti correnti svizzeri sui quali sono state depositate le somme delle tangenti dell’affare Telekom Serbia”. Lo fa sapere da Dubai, dove è latitante dal 2013 per una condanna definitiva a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, intervistato dall’Ansa. : “Furono portate - racconta - delle tangenti con un aereo privato dalla Serbia in Svizzera. Un broker che conosco mise i soldi su tre conti correnti di tre importanti esponenti della sinistra italiana e mi consegnò quei numeri, che non sono l’unico a sapere. Non so per chi fa il ventriloquo il collega deputato del Pd Davide Mattiello. Io credo, però, che loro sappiano che se dovesse accadere qualcosa alla mia incolumità o a quella dei miei familiari, verrebbero subito resi noti questi conti correnti”.
Il messaggio dell’ex parlamentare è rivolto in particolare a Davide Mattiello, deputato Pd della commissione parlamentare antimafia impegnato, da tempo, per l’estradizione di Matacena in Italia.

 


“A Palermo - ricorda l’ex esponente di Fi - testimoniai per due volte a favore di Marcello dell’Utri, la seconda anche se non ero stato ricandidato. A Caltanissetta, citato come teste da Berlusconi, testimoniai contro l’ex magistrato Caselli. Ma Fi mi ha usato come uno straccio vecchio. Sono stato sacrificato dal partito per dare in pasto alla stampa la notizia che il partito faceva pulizia nelle liste”.

 

“L'unica persona che considero essere un uomo è Claudio Scajola - prosegue il latitante - furono lui e Berlusconi a decidere di non ricandidarmi nel 2001. Lo rividi anni dopo e fui ovviamente freddo. Lui se ne accorse e mi disse che riteneva di avermi fatto un torto nel non ricandidarmi. Poiché oggi nessuno dice ho sbagliato, se già qualcuno ammette una colpa per me merita stima”.

 

Per quanto riguarda l’accusa che Scajola e la moglie, Chiara Rizzo, abbiano favorito la latitanza di Matacena, tentando di agevolare un suo spostamento in Libano, Matacena risponde: “Il fatto non esiste. In Libano ammazzano le persone per 500 dollari e c'è un accordo di estradizione con l’Italia che negli Emirati Arabi non c'è. Perché avrei dovuto tentare di andare in Libano?”.

 

Alla domanda se pensa di rientrare in Italia a scontare la pena, L’ex parlamentare di Forza Italia dichiara: “Subisco un torto e non intendo certo farmelo diventare violenza”. “Sento, però, la solitudine in modo violento. Mia moglie, che è sotto processo, non posso sentirla. Tra noi, che siamo sposati da 18 anni, non può però finire così. Sento telefonicamente mio figlio, che ha 15 anni e vive con la sorella a Montecarlo”. La sorella è Francesca, 22 anni, figlia di Chiara Rizzo che l’aveva avuta da un precedente matrimonio, “ma che ho sempre considerato mia figlia. Francesca - spiega Matacena - non vuole più parlarmi. Mi ritiene colpevole della situazione che sta soffrendo la madre e posso comprenderla”.

 

“Se l'Italia non riesce a far scontare una condanna entro il doppio degli anni della pena – conclude - quella condanna decade. Io sono qui da un anno ed essendo stato condannato a tre anni, devo rimanerne a Dubai altri 5”.

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