Migranti sfruttati nei campi per un euro a cassetta, 29 indagati nella piana di Gioia Tauro

Colpita una rete di caporali composta da cittadini extracomunitari e da titolari di aziende agricole dediti commissione dei reati contestati. Tredici sono finiti in carcere, sette ai domiciliari

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di Redazione
8 gennaio 2020
06:37

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione: sono questi i reati contestati a vario titolo a 29 persone destinatarie di provvedimenti che vanno dall’arresto in carcere all’obbligo di firma nell'ambito di un'operazione dell’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi.

L'inchiesta partita dalla denuncia di un migrante

Un’inchiesta che prende il nome di Euno, lo schiavo siciliano che, nel 136 a.C., guidò la prima rivolta contro il possidente terriero Damofilo, perché a farla partire è stata la denuncia di un 26enne senegalese che, stanco di angherie e vessazioni, ha fatto nomi e cognomi dei caporali e dei proprietari terrieri per cui lavoravano. Grazie a lui i carabinieri sono arrivati agli undici proprietari terrieri finiti al centro dell’inchiesta.

29 indagati

Tredici sono finiti in carcere, sette ai domiciliari. Per cinque è scattato l'obbligo di dimora, un divieto di dimora e tre obblighi di firma alla polizia giudiziaria. Insieme agli agricoltori, nel mirino anche i caporali, tutti di origine centrafricana.

Sotto sequestro sono finite anche tre aziende e 18 beni mobili, per un valore di oltre un milione di euro.  Sigilli a 3 attività imprenditoriali di Polistena, Rizziconi  e Laureana di Borrello .

 

In particolare, i destinatari dei provvedimenti restrittivi sono:

1) Agbevadi Johnny Amenyo, ghanese di anni 37 (custodia in carcere);
2) Mark Benjamin, ghanese di anni 78 (custodia in carcere);
3) Haadi Dimbie, ghanese di anni 31 (custodia in carcere);
4) Joseph Jerry, liberiano di anni 38 (custodia in carcere);
5) Kader Karfo, ivoriano di anni 41 (custodia in carcere);
6) Lo Cheichk, senegalese di anni 68 (custodia in carcere);
7) Babacar Ndiaye, senegalese di anni 54 (custodia in carcere);
8) Ibra Ndiaye, senegalese di anni 36 (custodia in carcere);
9) Mbaye Ndiaye, senegalese di anni 53 (custodia in carcere);
10) Gorgui Diouma Sarr, senegalese di anni 36 (custodia in carcere);
11) Ballan Sidibe, ivoriano di anni 43 (custodia in carcere);
12) Nuhu Suleman, ghanese di anni 39 (custodia in carcere);
13) Kouda Yabre, burkinabè di anni 46 (custodia in carcere);
14) Daniele Bruzzese, laureanese di anni 30 (arresti domiciliari);
15) Carmine Giuseppe Cannatà, rosarnese di anni 29 (arresti domiciliari);
16) Vincenzo Galatà, melicucchese di anni 50 (arresti domiciliari);
17) Annunziato Larosa, rosarnese di anni 51 (arresti domiciliari);
18) Vincenzo Domenico Porretta, rosarnese di anni 69 (arresti domiciliari);
19)  Giuseppe Savoia, taurianovese di anni 47 (arresti domiciliari);
20) Domenico Ventrice, rizziconese di anni 64 (arresti domiciliari);
21) Moussa Diakite, ivoriano di anni 36 (obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla p.g.);
22) Abdou Khadim Diop, senegalese di anni 36 (obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla p.g.);
23) Amath Ndiaye, senegalese di anni 59 (obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla p.g.);
24) Giuseppe D'Agostino, polistenese di anni 37 (obbligo di dimora);
25) Michele Fidale, polistenese di anni 61 (obbligo di dimora);
26) Giuseppe Careri, rosarnese di anni 60 (divieto di dimora);
27) Osei Victor Afere, ghanese di anni 31 (obbligo di presentazione alla p.g.);
28) Giacomo Condello, polistenese di anni 42 (obbligo di presentazione alla p.g.);
29) Maliki Gouem, burkinabè di anni 54 (obbligo di presentazione alla p.g.).

Sfruttati nei campi

Un’indagine ampia, costruita pezzo dopo pezzo con pedinamenti, servizi di osservazione, ascoltando centinaia di testimoni e vittime, quindi intercettazioni. Così è stata ricostruita la quotidianità di ordinario sfruttamento dei braccianti, costretti a vivere nel ghetto, gomito a gomito con i loro sfruttatori, e poi schiavizzati nei campi.

Sette giorni su sette, dalle cinque del mattino al tramonto, pagati un euro a cassetta, due, massimo tre euro l’ora o poche decine di euro a giornata, senza alcun dispositivo di sicurezza. Insicuro poi, era anche il “servizio di trasporto” sui campi.

Caricati come bestie su vecchi van stracarichi, i lavoratori erano costretti a viaggiare nascosti nei bagagliai, per terra o su sedili di fortuna.

Ma lo sfruttamento continuava anche nel ghetto, demolito nel marzo scorso dal Viminale senza che alcuna soluzione abitativa alternativa venisse immaginata per i residenti. È lì che ogni sera un uomo di origine liberiana portava gruppi di donne, obbligandole a prostituirsi. Le recuperava al mattino – hanno scoperto i carabinieri – prelevando gran parte dei loro incassi.

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