Coronavirus Amantea: «Troppi casi tra migranti». I commercianti vanno in Procura

Tre associazioni hanno scritto una lettera e l'hanno inviata alla procura di Paola, guidata dal magistrato Pierpaolo Bruni. I contagi ancora attivi in città salgono a 91 (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Francesca  Lagatta
28 settembre 2020
11:49
La città di Amantea durante la protesta del luglio scorso
La città di Amantea durante la protesta del luglio scorso

Ad Amantea, centro del Tirreno cosentino da 14mila abitanti, il Covid ha raggiunto numeri da record. Sono 98 i casi totali, di cui 2 sfociati in decessi. Soltanto 5 di questi ad oggi risultano ad guariti, mentre 91 sono le persone sono ancora positive e in isolamento domiciliare. A fa lievitare i numeri è il contagio diffuso tra gli immigrati, attualmente ospitati in varie strutture della città, che da sempre accoglie ragazzi di ogni etnia sbarcati sulle coste calabresi in cerca di fortuna. Ora, però, la situazione sembra essere sfuggita di mano. Il Comune è affidato a una terna commissariale che pare non riuscire a gestire al meglio la situazione e i cittadini sono sempre più preoccupati. Così, tre associazioni di commercianti e albergatori nelle ultime ore hanno presentato un esposto in procura per invocare maggiori controlli e provare a fermare la diffusione del contagio.

La lettera

L'esposto è stato presentato a mezzo pec all'indirizzo della Guardia di Finanza di Amantea. «È alquanto inverosimile - si legge nella missiva inoltrata anche alla procura di Paola - che una struttura come la “Ninfa Marina” (un vecchio albergo, ndr) e le diverse  abitazioni, per le caratteristiche strutturali e igienico-sanitarie in cui versano, possano essere considerate idonee ad ospitare soggetti affetti dal temuto virus. Cosa maggiormente grave è, inoltre, che nelle diverse strutture possano quotidianamente convivere soggetti positivi con soggetti sani, determinando la celere e preoccupante diffusione della malattia alla quale i cittadini assistono inermi nell’inerzia delle Istituzioni che sarebbero invece preposte ad evitare simili situazioni. Nonostante l’aumento esponenziale dei soggetti positivi, infatti, le strutture suddette continuano a rimanere prive di ogni requisito minimo di ospitalità e senza alcun presidio sanitario stabile».

«Zero controlli e scarsa igiene»

Inoltre, scrivono i commercianti, agli ospiti al momento risultati negativi al test del tampone, sarebbe «consentito di continuare ad entrare  ed uscire dalle strutture, seppure con la consapevolezza che possano, a ragion veduta, essere  veicolo della ulteriore diffusione del virus». Ed ancora: «A questo si aggiunge la preoccupante situazione degli immigrati che vivono in appartamenti  privati, privi di ogni requisito di sicurezza sanitaria e civile, che sono stati in questi giorni  sottoposti a tampone e che non hanno nessuna limitazione di circolazione continuando a  svolgere normalmente la loro attività lavorativa mettendo in pericolo di contagio l’ambiente  lavorativo e l’intera comunità». 

La situazione all’interno dei centri

Il rischio per la salute pubblica e le conseguenti ricadute sull'economia locale, non sarebbero gli unici problemi da affrontare. Pare infatti che nelle ultime settimane si siano registrati episodi violenza a tutte le ore del giorno e della notte anche tra gli stessi ospiti del centro di accoglienza. Da quel che trapela, sembrerebbe che a causare tale nervosismo siano le difficoltà linguistiche, anche in presenza di mediatori culturali, e guerre tra bande rivali tra migranti provenienti dagli stessi luoghi ma di diverse fazioni culturali o religiose. In sostanza, denunciano i cittadini, i migranti sarebbero stati accolti senza la giusta preparazione e questa confusione getta benzina sul fuoco su una situazione che già a luglio scorso aveva spinto gli amanteani a scendere in strada e protestare fervidamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

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