'Ndrangheta, Di Bella: «Bisogna parlarne fin dalle elementari»

Il “commiato” del presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria: «In ogni scuola si deve affrontare il tema della criminalità organizzata e raccontare la storia delle sue vittime»

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di Redazione
26 maggio 2020
11:14
Roberto Di Bella
Roberto Di Bella

«Purtroppo la scuola sta faticando nel suo compito educativo, ossia quello di preparare il fanciullo a diventare un membro utile della società. Bisogna ampliare l'offerta formativa e pensarla in base alle specifiche caratteristiche del territorio. In ogni scuola si deve parlare di 'ndrangheta con progetti mirati e spiegare sin dalle scuole elementari cosa significa criminalità organizzata e quali effetti provoca sulla vita degli altri, effetti sociologici, piscologici ed economici».

A dirlo il presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria Roberto Di Bella che dopo 25 anni si appresta a lasciare Reggio per un altro incarico, intervenendo al live meeting "Liberi di scegliere - Fuori dalle mafie un'altra vita è possibile", promosso dalla rete Alleanze educative.

Raccontare la storia delle vittime

«Bisogna raccontare – ha aggiunto – le storie delle vittime di mafia. Ecco perché ho scritto il libro “Liberi di scegliere”. Inoltre, va migliorata la rete sociale e mappare il territorio, particolarmente in alcune zone che sono povere di organizzazioni educative. Occorre stimolare la politica per creare ammortizzatori sociali».

 

All'appuntamento hanno partecipato dirigenti scolastici, studenti, associazioni e volontari. Domenico Nasone, di Libera Nazionale, moderatore del meeting, ha aperto l'incontro spiegando l'obiettivo dell'evento.

 

«È l'occasione – ha detto – per riflettere su come dare continuità al lavoro svolto dal presidente Di Bella e per ringraziarlo del lavoro fatto sul territorio impegnandosi ad offrire ai minori un'alternativa ad un destino di mafia».

 

Don Ennio Stamile, coordinamento regionale Libera ha sostenuto che «il progetto “Liberi di scegliere” è importante per ricostruirsi la propria identità. Ha determinato il coraggio anche di tante donne. Per migliorare – ha aggiunto – occorre che a questo progetto aderisca tutta la magistratura calabrese per approfondire e ascoltare le storie di ognuno».

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