‘Ndrangheta, il boss delle Preserre vibonesi Bruno Emanuele passa al carcere duro

Per farlo evadere era pronto un commando armato. Il capobastone di Gerocarne sta scontando l’ergastolo ed una condanna a 24 anni per associazione mafiosa

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di Giuseppe Baglivo
29 maggio 2021
10:28
Bruno Emanuele di Ariola, sullo sfondo immagine di repertorio di un carcere
Bruno Emanuele di Ariola, sullo sfondo immagine di repertorio di un carcere

Il boss delle Preserre vibonesi Bruno Emanuele, 49 anni, di Ariola di Gerocarne passa al regime del carcere duro (41 bis). La decisione è del ministro della Giustizia che ha ritenuto il detenuto fra i soggetti più pericolosi della ‘ndrangheta e, quindi, non meritevole della detenzione comune che potrebbe consentirgli di mantenere ancora contatti “con esponenti liberi della criminalità organizzata”.

Il carcere duro

Alla base del provvedimento anche il fatto che il decorso del tempo trascorso in carcere “non ha mutato il ruolo e la funzione del soggetto all’interno dell’organizzazione” per come rappresentato dalla Dia e dal Comando generale dei carabinieri. Bruno Emanuele è stato condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2015 per gli omicidi a Cassano allo Jonio di Nicola Abbruzzese e Antonino Bevilacqua, risalenti agli anni 2003 e 2004. Fatti di sangue commessi insieme all’allora capobastone di Cassano, Tonino Forastefano, attuale collaboratore di giustizia.


Le condanne

Il 2 ottobre 2018 Bruno Emanuele è stato condannato in via definitiva all’ergastolo, insieme a Vincenzo Bartone, anche per il duplice omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo (ritenuti esponenti apicali dell’omonima cosca vibonese), fatto di sangue avvenuto nell’aprile del 2002 mentre le vittime si trovavano in auto nei pressi dell’acquedotto di Gerocarne. La Fiat Panda dei fratelli Loielo venne crivellata a colpi di mitraglietta e kalashnikov.

Altri 24 anni di reclusione Bruno Emanuele li ha rimediati poi nel processo nato dall’operazione antimafia “Luce nei boschi” nel quale è stato condannato per associazione mafiosa e altri reati-fine, venendo riconosciuto in via definitiva quale “braccio armato” del locale di ‘ndrangheta di Ariola di Gerocarne guidato dal boss Antonio Altamura. 
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