‘Ndrangheta: inchiesta “Costa pulita” a Vibo, in 29 optano per l’abbreviato

Fra loro pure il presidente della Provincia e sindaco di Briatico, Andrea Niglia, ed altri tre politici. Coinvolti i clan Mancuso, Accorinti ed Il Grande

di Giuseppe Baglivo
28 marzo 2017
16:04

Si è concluso con una richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati dell’inchiesta “Costa pulita” che non hanno optato per il rito abbreviato, l’intervento dei pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso ed Annamaria Frustaci, dinanzi al gup distrettuale Pietro Carè.

 


Fra le richieste di processo con rito abbreviato – che comporta un giudizio a porte chiuse ed allo stato degli atti dinanzi allo stesso gup ed in caso di condanna lo sconto di pena pari ad un terzo – anche quelle avanzate da quattro esponenti politici.

 

Si tratta dell’attuale presidente della Provincia di Vibo Valentia e sindaco di Briatico, Andrea Niglia, accusato di corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose; dell’ex sindaco di Briatico, Francesco Prestia accusato anche del reato di concorso esterno in associazione mafiosa; dell’ex consigliere comunale Sergio Bagnato (concorso esterno in associazione mafiosa) e dell’ex consigliere comunale di Vibo Valentia Giancarlo Giannini.

 

Secondo l’ipotesi accusatoria, Andrea Niglia avrebbe promesso l’assunzione del figlio di Vincenzo Francesco Accorinti – fratello del presunto capo clan Antonino Accorinti – all’interno della Italcementi spa, assicurando altresì la nomina alla carica di assessore a soggetti graditi al clan Accorinti, quali Salvatore Prostamo e Domenico Marzano, in cambio del sostegno elettorale da parte del sodalizio criminale.

 

Tre posizioni rimangono invece stralciate per difetti di notifica del decreto con la richiesta di rinvio a giudizio. Si tratta degli indagati: Claudia Barbuto, (cl. ’72), di Vibo; Domenico Simonelli (cl. ’81), di Tropea, detto “Ballotu”; Antonio Merenda (cl. ’60) di Spilinga, accusato di aver favorito la latitanza di Nunzio Manuel Callà.

 

Le altre richieste di processo con rito abbreviato interessano: il boss Cosmo Michele Mancuso di Limbadi, già condannato in via definitiva nel processo “Dinasty”; Gerardo La Rosa (cl. ’74) di Parghelia; Salvatore Muzzopappa (cl. ’71) di Nicotera, da Francesco Grillo (cl. ’79) di Paradisoni di Briatico, titolare di una ditta attiva nel commercio all’ingrosso della frutta; Giancarlo Lo Bianco (cl. ’80), autotrasportatore, di Vibo Valentia; i fratelli Emanuele e Simone Melluso di Briatico, Leonardo Melluso (cl. ’65) di Briatico; Salvatore Muggeri (cl. 77), di Briatico; Francesco Marchese (cl. ’86), di Briatico;  Carmine Il Grande di Parghelia; il presunto boss di Briatico Antonino Accorinti, il figlio Antonio Accorinti, l’imprenditore Giuseppe Evalto originario di Spilinga; Francesca Galea di Locri; Ferdinando Il Grande di Parghelia; l’imprenditore di Briatico Giuseppe Granato; Felice Loiacono di Briatico, Giancarlo Lo Iacono di Zambrone, Pasquale Prossomariti di Nicotera, Carlo Russo di Zambrone, Salvatore Prostamo di Briatico, Eugenya Umyarova (cl. ’73) dell’Uzbekistan;  Davide Surace (cl. 85), di Spilinga; Federico Surace (cl. ’91), di Spilinga;  Antonino Accorinti e Leonardo Melluso hanno avanzato richiesta di rito abbreviato condizionato all’escussione di alcuni testimoni. Sono difesi dall’avvocato Giuseppe Bagnato.

 

Il boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, ha invece scelto il rito ordinario. Quindi in caso di rinvio a giudizio sarà processo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

 

Fra gli enti pubblici ammessi parti civili i Comuni di Vibo Valentia, Briatico e Parghelia, la Regione Calabria e la Provincia di Parghelia. Nessuna richiesta di costituzione di parte civile è stata avanzata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, indicata dalla Dda di Catanzaro quale parte offesa. Ammessa parte civile pure l’associazione Antiracket della provincia di Vibo Valentia (assistita dall'avvocato Giovanna Fronte). Fra i privati, parte civile l’imprenditore di Briatico Salvatore Barbagallo, l’imprenditore Francesco Cascasi di Vibo Marina, l’imprenditore Giuseppe Di Masi, dall'imprenditore di Filogaso Angelo Derenzo, socio della Tirrena Trasporti srl", oltre a diversi altri imprenditori.

 

I difensori degli indagati. Questi gli avvocati che assistono gli 82 indagati: Francesco Lojacono; Armando Veneto; Giuseppe Di Renzo; Francesco Sabatino; Antonio Porcelli; Mario Bagnato; Francesco Muzzupappa; Francesco Calabrese; Paola Stilo; Stefania Mantelli; Giovanni Vecchio; Nicola Marcella; Riccardo Adamo; Vincenzo Gennaro; Giovanni Aricò; Vincenzo Galeota; Michele Ranieli; Luca Cianferoni; Adriano Bazzoni; Francesco Gambardella; Michele Accorinti; Nicola Cantafora; Francesco Muzzopappa; Giancarlo Pittelli; Carmine Pandullo; Vincenzo Trungadi; Giuseppe Bagnato; Diego Brancia; Sergio Rotundo; Pietro Marino; Antonello Fuscà; Gabriele D'Ottavio; Pasqualino Circosta; Giuseppe Altieri; Guido Contestabile; Massimo Pugliese; Francesco De Luca; Anselmo Torchia; Daniela Garisto; Marco Talarico; Sandro Furfaro; Gregorio Viscomi; Antonio Corsaro; Salvatore Pisani; Damiano Vita; Gaetano Pacienza; Graziella Scionti; Antonio Cimino; Marco Oldani; Fabio Oldani; Domenico Francica; Daniela Costa; Vincenzo Cicino; Salvatore Staiano; Antonio Speziale; Francesco Schimio; Carmine Pandullo; Patrizio Cuppari; Michelangelo Mirabello. 

Giornalista
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