CRISALIDE | ‘Ndrangheta a Lamezia: clan e politici, favori e denaro in cambio di appoggi

I particolari inediti sui contatti fra il clan Torcasio, l’allora candidato a sindaco Ruberto ed i candidati al Consiglio comunale Paladino e Mazza

di Luana  Costa
9 giugno 2017
14:35

Promesse di benefici e presunti versamenti di denaro in favore della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri per garantirsi l’appoggio elettorale durante le elezioni amministrative di Lamezia Terme del 2015. Si arricchisce di particolari inediti l’operazione “Crisalide”, condotta dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia, che ha decapitato la cosca lametina facendo contestualmente trasparire i legami tra l’organizzazione criminale e alcuni consiglieri comunali della città della piana.

Nella corposa richiesta di conferma delle misure cautelari avanzate dal sostituto procuratore Elio Romano a carico di 59 indagati spuntano infatti conversazioni che, a parere degli inquirenti, comproverebbero “il connubio creatosi tra la famiglia mafiosa dei Torcasio e il candidato a sindaco Pasqualino Ruberto e i candidati al consiglio comunale Giuseppe Paladino e Antonio Mazza i quali, in cambio dell’appoggio elettorale, oltre alla promessa di benefici specifici nei confronti degli appartenenti alla consorteria mafiosa, consegnavano somme di denaro nelle mani di Antonio Miceli e del suo gruppo mafioso”.

 

In una conversazione captata all’interno dell’autovettura di Antonio Miceli, ritenuto il reggente del clan, il candidato alla carica di consigliere comunale Antonio Mazza chiedeva infatti se “il candidato a sindaco Pasqualino Ruberto gli avesse consegnato il denaro promesso per la propaganda elettorale:

Antonio Mazza: “Ma Pasquale poi che ha fatto con la "pila" (ndr, soldi). A mente a mente mi ricordo com'è”.

Antonio Miceli: “Me li ha dati!”

Antonio Mazza: “Quant'è che ti ha dato?”

Antonio Miceli: “Mille euro!”

Antonio Mazza: “Te li ha dati? Ma chi con Mattia? Chi è che è intervenuto?”

Antonio Miceli: “Sì è intervenuto Mattia... (ndr: Mancuso Mattia) ma perché io gli ho detto che andavo a casa... siamo arrivati alle brutte eh!”

 

La carta d’identità per l’espatrio di Gualtieri. Secondo i magistrati, non sarebbe stato però il solo Pasqualino Ruberto a farsi trovare disponibile per le richieste dei presunti affiliati alla cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. Nel luglio del 2015, ad esempio, Antonio Miceli avrebbe ordinato a Mattia Mancuso (finito ora agli arresti domciliari), di contattare Giuseppe Paladino affinché quest’ultimo intercedesse al Comune di Lamezia Terme per il rilascio di una carta di identità, valida ai fini dell’espatrio, in favore del nipote Emilio Francesco Gualtieri. Sono sempre le intercettazioni captate dagli investigatori a incastrare il politico.

Antonio Miceli: “Eh... stammi a sentire, me lo rintracci a Pepè (ndr. Giuseppe Paladino) che sono alla macchina sua, al Comune...che tengo un problema per il documento, per un documento per prenotare la crociera... e lo devo riuscire a risolvere entro pomeriggio”.

 

E Giuseppe Paladino, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe prodigato anche in un’altra occasione. Sarebbe infatti intervenuto con i vigili urbani evitando che questi procedessero al sequestro di un motorino di proprietà di Antonio Mazza, rimasto coinvolto in un sinistro ma privo della copertura assicurativa. È sempre Antonio Miceli a raccontare l’episodio alla moglie Teresa Torcasio intercettato dagli investigatori all’interno della sua auto: “Antonio Miceli racconta che qualche zingaro ha tagliato la strada a Mazza facendolo cadere e dice che ha la mandibola rotta e il setto nasale pieno di sangue, afferma inoltre quest’ultimo di essere preoccupato per l'incidente occorso e per la moto che era senza assicurazione”.

Teresa Torcasio: “Chi? Lui? E non si poteva far fare l'assicurazione?

Antonio Miceli: “È senza assicurazione la moto... meno male che poi...

Teresa Torcasio: “Gli dice che era a piedi!”

Antonio Miceli: “Poi vediamo come la giostriamo, ora intanto lui...però se i vigili la prendevano i... meno male che poi Pepè (ndr: Paladino Giuseppe) a quel vigile lo conosceva e mi ha fatto andare... ci siamo presi la moto e me la sono portata io subito a casa... che stavano venendo i carabinieri... e se i Carabinieri vedevano che la moto era senza assicurazione, un casino succedeva... hai capito come?... Invece ora la moglie è andata, a quanto ho capito… ed è andata a vedere di fargli fare l'assicurazione, tipo che era assicurata….da ieri”.

 

Luana Costa

Giornalista
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