‘Ndrangheta a Lamezia: l’elenco dei locali presi di mira e le piazze di spaccio

Nel mirino del clan Cerra-Torcasio-Gualtieri pure il fondo agricolo di un’associazione di don Panizza. La città divisa dalle cosche per lo smercio della droga.Ben 661 i capi d'accusa

di Giuseppe Baglivo
23 maggio 2017
14:44

Ben 661 capi di imputazione. Sono quelli elevati dalla Dda di Catanzaro nel provvedimento di fermo di indiziato di delitto nell’operazione “Crisalide” contro i clan Cerra-Gualtieri-Torcasio (LEGGI I NOMI E GUARDA LE FOTO) . Un’inchiesta che mira a far luce sui nuovi assetti criminali a Lamezia Terme e soprattutto sullo spaccio di droga e le estorsioni. Sarebbe stato Antonio Miceli – secondo le risultanze investigative –  a coordinare lo spaccio di droga nelle piazze di spaccio di via S. Miceli, quartiere Razionale, contrada Lenza-Viscardi, in via Raffaele Matarazzo e nel quartiere “Ciampa di cavallo”, provvedendo alla raccolta del denaro provento dell’illecita attività al fine di sostenere i detenuti della cosca, provvedendo anche alla detenzione ed all’occultamento di rilevatori di apparati elettronici (microspie ambientali), di materiale esplodente “di micidiale potenza” e numerose armi comuni da sparo, da utilizzare per compiere danneggiamenti propedeutici alle richieste estorsive e alle rapine.

 

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Antonio Miceli unitamente ad Antonio Saladino avrebbe poi promosso atti intimidatori a scopo estorsivo in danno “delle attività commerciali Media Express di Rispoli Luca, della concessionaria Toyota Autolife di Fragiacomo Valentino, del punto Aci di La Rosa Michele, del supermercato Conad di Rettura Salvatore e del bar Golden Black di Crapella Antonio materialmente commessi – sottolinea la Dda nel provvedimento di fermo - da Galluzzi Giuseppe, nonché insieme ai consociati  Pasquale Caligiuri e Antonio Saladino” avrebbe ordinato “le intimidazioni a scopo estorsivo in danno della Caffetteria “Dolceamaro” e dell’Associazione Sportiva Dilettantistica adibita a palestra all’insegna “New Esprit” di fatto commesse – sostengono i magistrati - da Marcianò Mario, Cerminara Antonio e Vincenzo Catanzaro”. Infine  “unitamente a Pasquale Caligiuri e Massimo Gualtieri”, Antonio Miceli avrebbe organizzato azioni “punitive” anche nei “confronti dei tossicodipendenti che erano in ritardo nel pagamento della droga a loro ceduta”.

 

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La cooperativa di don Panizza. Nel mirino del clan Cerra-Torcasio-Gualtieri, anche un fondo agricolo gestito dalla cooperativa “Le Agricole” e riconducibile all’associazione “Comunità Progetto Sud – Onlus” il cui presidente si identifica in don Giacomo Panizza. In questo caso ad agire con un’intimidazione di natura incendiaria sarebbe stato il 19enne Vincenzo Catanzaro che avrebbe agito su mandato di Antonio Saladino.

Giornalista
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