La talpa negli uffici gip di Milano fotografava i fascicoli per passare informazioni riservate agli indagati. Così il cancelliere Domenico Bruno e l’avvocato Romellano sono finiti nei guai. Il passaggio dei documenti ricostruito dalla Dda tra le 12,23 e le 18
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Gestire una banca occulta è più facile con un buon aggancio in Tribunale: una parte dell’ultima inchiesta della Dda di Milano sugli affari finanziari della ’ndrangheta in Lombardia racconta l'infiltrazione del sodalizio criminale nelle istituzioni giudiziarie milanesi. Un dato per tutti: pochi giorni dopo aver bonificato gli uffici di Pero dalle microspie della Guardia di Finanza, i vertici del clan sono riusciti a ottenere una copia stampata del registro segreto degli indagati. Attraverso la mediazione di un avvocato del foro di Milano, un dipendente del Tribunale si sarebbe introdotto abusivamente nella banca dati informatica Sicp per "spiare" lo stato delle indagini e rassicurare i capi.
Il panico delle microspie: «Come perdevano il segnale ci bloccavano»
Il canale di spionaggio all'interno del Palazzo di Giustizia si attiva in un momento di fortissima tensione. Il 28 novembre 2025, durante una bonifica degli uffici della GE.MA. Multiservizi a Pero, Giuseppe Piscioneri e Paolo Pelaggi scovano le microspie e le telecamere nascoste dagli investigatori.
I messaggi estrapolati dalla chat criptata Signal tra Paolo Pelaggi e Luigi Mercadante (registrato in rubrica con l'alias "fratellino") rivelano la consapevolezza di essere sotto indagine. Il 29 novembre 2025, Pelaggi scrive a Mercadante spiegando via Signal come la polizia giudiziaria stesse monitorando le loro conversazioni: «Per questo vennero lì fuori... Come perdevano il segnale ci bloccavano... Capivano che la avevamo tolta».
Non essendoci stato ancora alcun atto formale di discovery (notifica o perquisizione), l'esistenza del procedimento penale a loro carico era una notizia rigorosamente coperta da segreto investigativo. Per avere la certezza assoluta, il gruppo necessitava di un accesso diretto alla fonte informatica della Procura.
La filiera dello spionaggio: dal cancelliere infedele allo studio legale
Per penetrare i sistemi informatici protetti del Tribunale, Giuseppe Piscioneri si rivolge all'avvocato milanese Rocco Romellano (con studio in via Mac Mahon). I tabulati telefonici analizzati dalla Guardia di Finanza riveleranno un dato impressionante: ben 349 contatti nell'arco di un anno tra l'avvocato e Domenico Bruno, dipendente pubblico impiegato come assistente giudiziario (e autista) presso l'Ufficio Archiviazioni del GIP di Milano.
Nonostante Bruno lavorasse esclusivamente sui fascicoli destinati all'archiviazione e non avesse alcun titolo per consultare i procedimenti in fase di indagine preliminare, il dipendente ha utilizzato la propria utenza personale (identificata con il numero utente 9007) per compiere accessi abusivi al sistema Sicp.
Tra il 9 e il 18 dicembre 2025, Bruno si collega al registro informatico risalendo direttamente al fascicolo coperto da segreto n. 2025/007056 R.G.GIP e ne stampa l'estratto con la lista aggiornata degli indagati.
Il 18 dicembre minuto per minuto: la staffetta della soffiata
L'analisi incrociata dei tabulati telefoni, delle celle di aggancio e dei rilevatori GPS installati sui veicoli del sodalizio ha permesso agli inquirenti di ricostruire la dinamica degli eventi avvenuti giovedì 18 dicembre 2025:
Ore 10:56 – 13:32: Si registrano tre concitate telefonate tra Domenico Bruno (dalla cella telefonica del Tribunale di Milano) e l'avvocato Romellano.
Ore 12:23 – 12:26: Domenico Bruno effettua il secondo accesso abusivo al sistema SICP, estrapolando la visura aggiornata.
Ore 12:30: Appena 4 minuti dopo l'accesso della "talpa", l'avvocato Romellano telefona a Giuseppe Piscioneri convocandolo in studio con una scusa di copertura («verificare cartelle esattoriali non pagate»).
Ore 15:30: Piscioneri giunge nello studio legale di via Mac Mahon a Milano per ritirare a mano il foglio stampato.
Ore 16:07: Piscioneri rientra a Pero e, senza perdere tempo, sale a bordo di un furgone Citroen diretto a Segrate.
Ore 17:48: Piscioneri arriva nel Condominio San Felice a Segrate presso l'abitazione di Paolo Pelaggi.
Ore 18:03: Mentre si trova insieme a Piscioneri, Pelaggi impugna lo smartphone e fotografa la visura cartacea del SICP appena consegnata, inoltrandola via Signal a Luigi Mercadante.
La foto su Signal e il colpo di scena del sequestro
La prova regina dell'infiltrazione è emersa sei mesi più tardi. Il 24 giugno 2026, durante l'esecuzione di un decreto di sequestro probatorio a carico di Paolo Pelaggi, i militari della Guardia di Finanza analizzano un tablet Windows 11 recuperando la copia forense delle chat Signal.
Tra le immagini inviate il 18 dicembre compariva la fotografia nitida di una visura del registro Sicp. Il foglio, visibilmente piegato in più parti per essere nascosto in tasca, riportava l'elenco completo delle iscrizioni: in cima figuravano i nomi dei tre capi (Pelaggi Paolo, Piscioneri Giuseppe, Mercadante Luigi), dei broker cinesi ed albanesi (Zheng Mingyang, Tafa Ervin) e dei prestanome delle principali cartiere.
Ricevuta la foto, Mercadante commenta immediatamente su Signal i dettagli dei nomi e delle denunce pendenti: «Gli ultimi 4 sono amministratore... appena chiamata calabrese un'altra denuncia mo e scesa dai cc».
La scoperta di questo documento ha portato l'Autorità Giudiziaria a contestare i reati di accesso abusivo a sistema informatico aggravato e rivelazione di segreto d'ufficio sia alla "talpa" del Tribunale Domenico Bruno, sia all'avvocato Romellano e ai tre vertici della banca ombra di Pero.




