Omicidio Molè, il pentito Simone Canale: «Vi dico i nomi di mandante ed esecutori»

Le verità del collaboratore sul delitto che cambiò per sempre gli equilibri mafiosi sulla Piana di Gioia Tauro. L’ordine arrivò dai Piromalli

di Consolato Minniti
14 marzo 2018
03:31

«Gli esecutori di questo omicidio sono: Massimo Bevilacqua, detto giacchetta; Luciano Macrì, fratello di Antonio Macrì detto palletta di Gioiosa Jonica, la cui mamma abita a Brancaleone; Carmelo Bevilacqua detto Occhiogrosso; Luciano Macrì, detto “u nigru”». L’omicidio è uno di quelli eccellenti. Anzi, forse il più importante negli ultimi anni sulla Piana di Gioia Tauro: l’uccisione di Rocco Molè, avvenuta il primo febbraio del 2008, infatti, fu in grado di mutare profondamente gli equilibri in seno alle cosche della fascia tirrenica della provincia reggina.

 


A fare i nomi dei presunti esecutori dell’omicidio è il collaboratore di giustizia Simone Canale, le cui dichiarazioni sono state messe agli atti di un processo contro la cosca Alvaro, in corso al Tribunale di Palmi. È stato il pm Giulia Pantano a decidere di depositare quei verbali che risalgono al 2016.

Mandante e movente

Secondo Canale i presunti esecutori avrebbero risposto agli ordini di Pino Piromalli detto “lo sfregiato” «ora detenuto a Marassi». Il pentito precisa che si tratta di appartenenti alla ‘ndrina dei Macrì, che è «alleata con i Piromalli». «Pino Piromalli – prosegue Canale – è il proprietario del distributore (intestato a terzi) e del terreno, su cui è ubicato il motel, in cui sono seppelliti i cadaveri di lupara bianca e delle faide Raso-Facchinetti e Imerti-Condello contro i De Stefano». Ma Pino Piromalli è anche «il proprietario del fondo dove è stato edificato il centro Annunziata». E ci sarebbe proprio l’attività dell’imprenditore dietro la decisione di eliminare il capo della cosca Molè. «Rocco Molè morì – spiega Canale – perché ha posto dei limiti all’espansione dell’imprenditore Alfonso Annunziata, uomo dei Piromalli. Voglio dire che è stato proprio Antonio Macrì a raccontarmi in cella a Cremone di essere coinvolto nell’assassinio di Molè. Preciso però che Antonio Macrì quel giorno non era a Gioia Tauro e quindi non è l’esecutore materiale». Il pentito ricorda come grazie ad un brigadiere in servizio a Siracusa lui riuscisse a parlare con Massimo Bevilacqua e Carmelo Bevilacqua, mentre dichiara di non conoscere Luciano Macrì. Canale svela anche alcuni particolari relativi al periodo di organizzazione del delitto: «Massimo Bevilacqua detto “giacchetta” faceva spesso la spola in Calabria per fare sopralluoghi, in automobile”. Fu Massimo Bevilacqua il killer mentre Luciano Macrì fungeva da palo». A dimostrazione del suo rapporto con Bevilacqua e Macrì, Canale fa riferimento a «copiosa corrispondenza intercorsa quando eravamo in carceri differenti e io fui spostato a Pavia».

 

Accuse tutte da dimostrare quelle mosse da Canale nei confronti dei presunti esecutori e mandanti del delitto Molè. Ma di certo si tratta di una pista investigativa su cui già da tempo stanno lavorando forze dell’ordine e magistratura. Bisognerà vedere quali saranno i riscontri alle parole del collaboratore.

Giornalista
guarda i nostri live stream
Guarda lo streaming live del nostro canale all newsGuarda lo streaming di LaC TvAscola LaC Radio