In processione con la ‘ndrangheta, le ingerenze dei clan sui riti di Pasqua

Nel Vibonese la partecipazione della criminalità organizzata alle celebrazioni della tradizione serve a rafforzare il controllo del territorio. Ecco quali sono: dall’Affruntata della città capoluogo a quelle di Sant’Onofrio, Stefanaconi e Sant’Angelo, sino alle manifestazioni religiose di Briatico e Zungri

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di G. B.
13 aprile 2020
10:38
I riti della Settimana santa a Vibo (foto arciconfraternita del Rosario)
I riti della Settimana santa a Vibo (foto arciconfraternita del Rosario)

Malavita e religione. Santi, madonne, processioni e la pretesa di boss ed aspiranti tali di avere un ruolo da protagonisti nelle varie manifestazioni. Per un profondo senso religioso, dichiarano. Più verosimilmente, per una sottocultura propria della ‘ndrangheta che in Calabria affonda le sue radici nella notte dei tempi. C’è chi si sente il “braccio armato” della Madonna di Polsi e chi anche da latitante non dimentica di adornare i propri bunker con quadri e immagini sacre. Di certo, a tale mix di ignoranza e cultura criminale non si è sottratto, negli anni, il Vibonese e se è vero che la ‘ndrangheta ha usurpato persino San Michele Arcangelo alla polizia (della quale è il patrono) utilizzandolo nei riti di affiliazione, altrettanto vero è che mostrarsi platealmente in pubbliche manifestazioni, quali devoti alla Madonna o al santo di turno, genera consenso sociale e per il mafioso la cosa continua ad avere un fascino irresistibile.

I casi a Vibo ed in provincia sono numerosi e spesso ben più eclatanti di quanto si è verificato negli scorsi anni ad Oppido Mamertina, nel Reggino, con “l’inchino” della statua della Madonna dinanzi all’abitazione di un pezzo grosso del locale clan dei Mazzagatti.

 

La processione a mare di Briatico

 Si svolge ogni anno il 15 luglio e rende omaggio alla statua della Madonna del Monte Carmelo. La statua della Vergine, dopo una breve processione a terra, viene collocata a bordo di un’imbarcazione nei pressi del porticciolo di Briatico e poi trasportata lungo la costa in segno di profonda devozione. Negli ultimi anni, però, la gestione dell’intero evento, ivi compreso l’approntamento della nave utilizzata per il trasporto del fercolo, risulta essere stata - come documentato dagli investigatori nell’inchiesta antimafia denominata Costa pulita – appannaggio esclusivo della locale ‘ndrina degli Accorinti.

Agli atti è finita così la cerimonia del 15 luglio 2012, con la statua della Madonna trasportata a bordo dell’imbarcazione denominata “Etica” e “condotta – hanno scritto gli inquirenti – da Antonino Accorinti” (in foto), ovvero da quello indicato come il capo dell’omonimo clan di Briatico (condannato il 31 luglio 2018 a 14 anni di reclusione), seguita da altre imbarcazioni. A bordo della motonave i carabinieri hanno segnalato la presenza di: Carmela Napoli, moglie di Antonino Accorinti, Salvatore Muggeri, genero di Nino Accorinti, Francesco Marchese, nipote di Nino Accorinti, Giuseppe Armando Bonavita, figlio di Pino Bonavita, tutti soggetti rimasti implicati nell’operazione antimafia “Costa Pulita”. Oltre a tali persone, ad avviso degli investigatori, a bordo del natante vi erano anche “comuni cittadini, due sacerdoti, alcuni musicanti ed un vigile urbano”. Gli Accorinti, in costanza con la tradizionale processione a mare, si sarebbero inoltre dati da fare per organizzare una festa con la partecipazione di un gruppo musicale e l’esplosione di giochi pirotecnici.

Per gli inquirenti, ci si è trovati dinanzi ad una “vera e propria forma di imposizione, operata dalla ‘ndrina degli Accorinti” sull’allora sacerdote della parrocchia di San Nicola di Briatico e della parrocchia di San Leone Magno di San Leo.

Illuminanti per i magistrati, le dichiarazioni di un parroco di Briatico il quale ha confermato la “totale predominanza nelle manifestazioni religiose di Briatico da parte degli Accorinti”, con la popolazione locale che non avrebbe mai, a detta del prelato, coadiuvato lo stesso, “fatta eccezione per poche persone le quali non erano serene”, nell’organizzazione della ricorrenza. “Facevo fatica – ha dichiarato il sacerdote agli inquirenti – a trovare qualche volontario che si occupasse del trasporto delle statue. In tutto il periodoin cui sono stato parroco a Briatico, ovvero dal 2003 al 2009, la mia missione è stata ostacolata ed ignorata dalla maggior parte della popolazione. Specifico che certi soggetti del luogo – ha evidenziato il prelato – dovendo imporre il loro dominio nel paese si indirizzavano sulla parrocchia nel tentativo di influenzare e dominarne l’attività pastorale". Il sacerdote ha ricordato che almeno in un’occasione, terminata l’uscita al mare con la Madonna,gli venne chiesto di portare la statua dinanzi campeggio degli Accorinti, pronti ad accogliere l’effige con i fuochi d’artificio. 

 

L'Affruntata a Briatico

Si svolge giorno di Pasqua e nelle celebrazioni del 2013, 2014 e 2015 i carabinieri hanno registrato a Briatico la presenza costante tra i “portatori” delle statue di soggetti in massima parte “o riconducibili o facenti parte delle compagini criminali” del paese ovvero ai clan Melluso ed Accorinti.

 

Negli altri centri della provincia

Ingerenze dei clan non sono mancate del resto – come documentato da diverse inchieste antimafia – anche nelle tradizionali Affruntate di Sant’Onofrio (dove a contendersi le statue sarebbero stati per elementi del clan Bonavota, tanto da costringere nel 2010 l’allora prefetto di Vibo, Luisa Latella, ad intervenire personalmente), Stefanaconi (dove di quanto accadeva negli anni ’80 e ’90 ha parlato il pentito Rosario Michienzi) e Sant’Angelo di Gerocarne (dove a dire a ingerirsi nella manifestazione sarebbe stato il clan Patania della vicina Stefanaconi).

La stessa città di Vibo Valentia, poi, nel luglio del 2014 si è vista annullare la processione della Madonna del Carmine dopo che il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica aveva sollevato osservazioni su alcuni portatori della statua che, secondo i rapporti delle forze dell’ordine, erano vicini al locale clan dei Lo Bianco. 

 

La processione di Zungri

E’ la recente inchiesta “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro – scattata a dicembre – a descrivere le ingerenze del clan Accorinti (diverso dall’omonimo di Briatico) nella processione dell’Icona di Maria SS della Neve. Una manifestazione religiosa interrotta proprio dai militari dell’Arma per ragioni di ordine pubblico appena avuta contezza della partecipazione del boss Giuseppe Accorinti, intento a portare a spalla l’icona della Madonna. festeggiamenti civili e religiosi in onore della santa patrona del comune di Zungri, Maria Ss della Neve, si sono svolti nei giorni 4 e 5 del 2018. A seguito della revoca della sorveglianza speciale, Giuseppe Accorinti ha preso parte alle manifestazioni religiose. 

Il 5 agosto 2018, quindi, sono stati i carabinieri ad interrompere la processione poiché durante il corteo religioso Giuseppe Accorinti, la sorella Domenica e Pantaleone Garisto (“soggetti con precedenti di polizia”) – pur non essendo preventivamente designati al trasporto – sono stati notati mentre portavano l’immagine sacra.

Per aiutare Giuseppe Accorinti a sottrarsi al controllo delle forze dell’ordine, quindi, non è mancato neppure chi si è sostituito a lui nel trasporto del quadro della Madonna, consentendo a quello che viene indicato come uno dei principali personaggi dell’intera ‘ndrangheta vibonese (attualmente detenuto per “Rinascita-Scott”) – Giuseppe Accorinti, appunto – di dileguarsi tra la folla. La manifestazione religiosa, così come da protocollo d’intesa stipulato tra la Prefettura e la diocesi di Vibo Valentia in occasione di manifestazioni religiose, è stata in ogni caso immediatamente interrotta per motivi di ordine e sicurezza pubblica.

 

L'Affruntata di Vibo

E’ di certo la manifestazione religiosa più conosciuta e suggestiva del Vibonese, capace di richiamare in strada migliaia di persone. Quest’anno non si celebrerà – per la prima volta dopo decenni – a causa delle restrizioni dovute al coronavirus. Ma se si fosse celebrata avrebbe registrato l’assenza di soggetti – alcuni portatori delle statue, altri intenti negli scorsi anni ad accompagnare la manifestazione con l’abito della confraternita – arrestati a dicembre nella storica operazione della Dda di Catanzaro denominata “Rinascita-Scott”.

Come Michele Lo Bianco, 45 anni, detto “Satizzu”, di Vibo Valentia arrestato per estorsione e danneggiamento seguito da incendio alla ditta impegnata nei lavori di costruzione del nuovo Tribunale, ma soprattutto come Orazio Lo Bianco, 46 anni, pure di Vibo, arrestato per associazione mafiosa, voto di scambio politico mafioso (insieme al fratello Alfredo, consigliere comunale del Pd), intestazione fittizia di beni con finalità mafiose, truffa aggravata, turbativa d’asta e minaccia. Uno dei personaggi (Orazio Lo Bianco) centrali dell’intera inchiesta - coordinata dal procuratore Nicola Gratteri - coinvolto nelle vicende delle tumulazioni senza bara dei migranti nel cimitero di Bivona, così come nelle vicende inerenti le ingerenze criminali sull’ospedale di Vibo al fine di favorire amici, parenti e persino esponenti delle forze dell’ordine (è stata arrestata per questo una poliziotta della Stradale) nei ricoveri ed in altre prestazioni sanitarie.

Michele Lo Bianco è stato immortalato in decine di foto e video pubblici intento a partecipare all’Affruntata con gli abiti della Confraternita, Orazio Lo Bianco addirittura a portare in spalla la statua della Madonna. Accanto a loro – fra i partecipanti alla manifestazione o a portare in alcuni casi le stesse statue – anche esponenti della politica cittadina, di destra e di sinistra, con l’Affruntata conclusa ogni anno davanti al palazzo della Prefettura e mai interrotta per motivi di ordine pubblico. Oltre a Orazio e Michele Lo Bianco, anche altre persone legate da vincoli familiari sempre alle famiglie dei Lo Bianco e dei Barba.

Particolare di non poco conto: Michele Lo Bianco prima dell’arresto nel dicembre scorso per “Rinascita-Scott” era ben conosciuto alle forze dell’ordine per altre vicende giudiziarie, al pari di Orazio Lo Bianco, denunciato sin dal 2017 per truffa e negli anni a seguire per armi. Non solo: nel marzo 2018 Orazio Lo Bianco aveva ricevuto un Daspo di tre anni dal questore di Vibo con divieto di accedere allo stadio in quanto lo stesso Lo Bianco poteva provocare “gravi turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Allo stadio no, a portare la statua della Madonna giorno di Pasqua durante l’Affruntata sì. Una storia, quella della manifestazione religiosa più nota di Vibo e delle presenze “scomode” al suo interno, che aspetta quindi di essere scritta interamente dalle forze dell’ordine e dalla Procura antimafia di Catanzaro.

 

Giornalista
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