'Ndrangheta in Valle d'Aosta, dodici condanne nell'ambito dell'inchiesta Geenna

La sentenza del tribunale di Torino riconosce per la prima volta l'esistenza ed il ruolo delle cosche nella Regione. Un secondo processo nato dalla stessa operazione è in corso ad Aosta

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di Redazione
17 luglio 2020
19:54
(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

La 'ndrangheta aveva esteso i suoi tentacoli anche ad Aosta. Da oggi ad affermarlo è una sentenza del tribunale di Torino, quella con cui il gup Alessandra Danieli ha condannato dodici persone al termine di uno dei processi originati dall'inchiesta denominata Geenna.

 

La pena più alta - dodici anni e otto mesi di carcere dopo un rito abbreviato - è stata inflitta a Bruno Nirta, componente del gruppo che secondo uno dei pentiti "comandava" nella Valle. Ci sono poi i dieci mesi e 20 giorni che, per un altro imputato, Vincenzo Argirò, vanno ad aggiungersi a una precedente condanna per il maxi-processo Minotauro, portando il totale a 18 anni e un mese. Tra gli imputati figurava l'avvocato Carlo Maria Romeo, uno dei più noti penalisti di Torino. Per lui l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa è caduta: la condanna è a quattro anni e sei mesi per altri episodi. La difesa ha già pronta l'istanza di scarcerazione. La Regione e il Comune di Saint-Pierre (parti civili con gli avvocati Riccardo Jans e Giulio Calosso) hanno ottenuto una provvisionale di 10 mila euro, l'associazione libera (avvocato Valentina Sandroni) di cinquemila euro.

 

«La pronuncia del giudice conferma nella sostanza il piano accusatorio e riconosce per la prima volta in sede di tribunale l'esistenza di questa realtà», spiega Dionigi Tibone, il magistrato che ha rappresentato la procura del capoluogo piemontese al momento della lettura del dispositivo (i pm erano Stefano Castellani e Valerio Longi). «Dal nostro punto di vista - aggiunge l'avvocato Calosso - è rilevante il passaggio in cui condanna uno degli imputati per voto di scambio».

 

Qui la ‘ndrangheta esiste «da una vita»

I pentiti, e le indagini coordinate dalla Dda, hanno disegnato una Valle d'Aosta in cui la 'ndrangheta esiste «da una vita», con una locale in piena regola e legami forti con i clan attivi nel Torinese. Un posto dove una volta furono nascosti due kalashnikov, dove un personaggio dedito a piccole e grandi truffe versava denaro a un boss per avere protezione, dove non mancavano i contatti con gli ambienti della politica. E tanti sono ancora gli aspetti da approfondire. Ad Aosta è in corso un secondo processo nato dall'operazione Geenna: cinque imputati sono giudicati con il rito ordinario. Tra questi figurano Monica Carcea, ex assessore alle finanze del Comune di Saint-Pierre, e Marco Sorbara, ex assessore comunale alle Politiche sociali ad Aosta. Un'altra inchiesta, chiamata Egomnia, sta prendendo in esame presunti casi di condizionamento delle elezioni regionali del 2018.

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