'Ndrangheta nel Vibonese, le inedite rivelazioni del collaboratore suicida

I verbali di Bruno Fuduli svelano alcune dinamiche criminali tra narcotrafficanti del calibro di Vincenzo Barbieri nei rapporti con il clan Mancuso

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di G. B.
25 novembre 2019
10:01
Bruno Fuduli
Bruno Fuduli

Avrebbe dovuto deporre anche nel processo “Nemea” contro il clan Soriano, l’ex collaboratore di giustizia, ed infiltrato del Ros nella rete mondiale del narcotrafficoBruno Fuduli che il 18 novembre scorso ha scelto di togliersi la vita nella sua Filandari. Un gesto estremo per il 57enne fuoriuscito per sua scelta dal programma di protezione dopo essere stato arrestato nel dicembre del 2010 nell’operazione antidroga denominata “Overloading” e dopo aver manifestato – anche platealmente – il proprio disagio contro uno Stato dal quale si sentiva da tempo abbandonato.

 

Le ultime scottanti rivelazioni

L’ultimo verbale reso agli inquirenti è quanto mai scottante e solo in parte è divenuto pubblico quando nel 2012 Bruno Fuduli è stato chiamato a deporre in Tribunale a Vibo nel processo nato dall’operazione “Ragno” contro il clan Soriano di Filandari. Una deposizione bocciata dall’allora Collegio presieduto dal giudice Fabio Regolo (che ha assolto infatti tutti i Soriano dall’accusa di associazione mafiosa), ma valorizzata dalla Corte d’Appello di Catanzaro ai fini della dimostrazione dell’esistenza di una consorteria mafiosa in quel di Filandari. Il verbale dell’interrogatorio era noto sinora solo per quanto ripetuto in dibattimento da Bruno Fuduli riguardo il clan Soriano, ma del tutto inedito per quanto attiene altre scottanti rivelazioni relative all'interrogatorio del 12 maggio 2011 rilasciato all’allora pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna, ed all’allora comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia Nazzareno Lopreiato. LaCNews è in grado di svelarne i contenuti.


I contatti fra Bruno Fuduli e Giuseppe Accorinti

Rientrato a Filandari per qualche giorno da Fiorenzuola d’Arda, Bruno Fuduli – ex agente sotto copertura del Ros nella storica operazione “Decollo” scattata nel 2004 contro il narcotraffico internazionale – nel novembre del 2010 aveva preso ad incontrarsi di nascosto a Vibo Marina con un personaggio impensabile e di peso nella ‘ndrangheta vibonese: il boss di Zungri Giuseppe Accorinti, anche lui sfiorato nel 2003 dalle accuse di Fuduli nell’inchiesta “Decollo” che ha portato all’arresto e poi alla condanna di Pietro Accorinti, fratello di Peppone. «Peppe Accorinti mi disse che se suo fratello Pietro veniva a scoprire che si era incontrato con me – ha fatto mettere a verbale Fuduli – avrebbe ammazzato lo stesso Peppe Accorinti. Perché Pietro Accorinti è una bestia proprio, un animale. Peppe Accorinti era uscito per il rotto della cuffia – spiega ancora Fuduli – dall’inchiesta Decollo, ma Pietro invece no e le sentenze sono state quelle che sono state».


La “lupara bianca” di Roberto Soriano 

Bruno Fuduli ha raccontato quindi al pm Bonisnsegna ed al luogotenente Lopreiato che Giuseppe Accorinti gli spiegò come i Soriano fossero «dei cavalli pazzi, ingestibili, e che avevano ripreso a fare attentati eclatanti a Filandari e Ionadi, colpendo anche l’imprenditore Castagna, per riprendersi il territorio. Io conoscevo di vista solo Roberto Soriano, era l’unico – ricorda Fuduli – con il quale mi salutavo dei Soriano, l’ho incontrato una volta che voleva vendermi una Alfa 164 ma per evitare di avere contatti con i Soriano non ne ho voluto sapere. Già nel 1998 Diego Mancuso – aveva ricordato poi Fuduli – mi aveva confidato che la sua famiglia aveva dei contrasti con i Soriano, mentre Vincenzo Barbieri mi aveva detto che Roberto Soriano era stato fatto sparire dal clan Mancuso». Un racconto quello di Bruno Fuduli che, quanto ai mandanti della sparizione di Roberto Soriano nell’agosto del 1996, coincide con le rivelazioni del pentito Emanuele Mancuso il quale ha indicato come autore materiale dell’omicidio Giuseppe Accorinti. «Roberto Soriano – ha svelato Emanuele Mancuso – è stato ucciso da Peppone Accorinti macinandolo con la fresa del trattore».


Il legame fra Barbieri ed Accorinti 

Del tutto inedite, invece, le dichiarazioni di Bruno Fuduli sul legame fra il broker della cocaina Vincenzo Barbieri (ucciso nella sua San Calogero il 12 marzo del 2011) e Giuseppe Accorinti. «Non ho più incontrato – racconta Fuduli – Vincenzo Barbieri dopo gli arresti dell’operazione Decollo nel 2004. So che nel 2010 lui si vedeva e frequentava con Giuseppe Accorinti e i due avevano di nuovo degli affari insieme inerenti il traffico di stupefacenti. Giuseppe Accorinti mi disse che avevano un’importazione in corso. Barbieri sin dai tempi di Decollo si doveva legare con un battesimo a Giuseppe Accorinti, dovevano entrare in un comparaggio. Ma poi Accorinti mi disse che quel famoso battesimo che doveva fare non l’hanno fatto, non so perché. Ultimamente, nel 2010, Giuseppe Accorinti e Vincenzo Barbieri si frequentavano molto, anche se evitavano di farsi vedere in giro insieme in modo da non farsi notare dalle forze dell’ordine perché c’era un lavoro in corso riguardo gli stupefacenti. Barbieri all’epoca non andava più d’accordo con i Mancuso. Ricordo inoltre che ai tempi di Decollo, Vincenzo Barbieri aveva venduto tramite Giuseppe Accorinti a Marando della jonica reggina una partita di 780 chili di cocaina».


I contrasti fra Barbieri ed i Mancuso

Bruno Fuduli svela quindi altri particolari del tutto inediti sui rapporti non idilliaci fra Vincenzo Barbieri e il clan Mancuso. Motivo del contrasto una presunta relazione sentimentale fra la moglie di Barbieri e il boss Diego Mancuso in un arco temporale ricompreso fra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 quando Barbieri si trovava in carcere per un’operazione antecedente all’inchiesta Decollo. «Vincenzo Barbieri voleva giustizia per questo fatto della moglie e voleva Diego Mancuso morto. Anche quando io stavo facendo i marmi a casa di Diego Mancuso, là c’era la moglie di Vincenzo Barbieri il quale ne è venuto a conoscenza e si è sfogato poi anche con me. Barbieri – ha fatto mettere a verbale Fuduli – mi diceva che lui sapeva tante, molte cose sui Mancuso e che lui poteva benissimo rovinarli completamente e gli stessi Mancuso dicevano che se Barbieri avesse deciso di parlare avrebbe steso l’intero clan Mancuso perché era con loro sin dalle origini».


Di questo attrito con Diego Mancuso per via della moglie, Vincenzo Barbieri mi raccontò di averne parlato con Giovanni Mancuso e si lamentava che gli zii, i Mancuso vecchi, non avevano preso le sue difese contro il nipote Diego Mancuso e non l’avessero fatto fuori. «Vincenzo Barbieri – ha spiegato ancora Fuduli – mi raccontò che uscito fuori dal carcere era andato a trovare a casa Giovanni Mancuso il quale però dava la colpa alla moglie di Barbieri. Quando pianti un albero – avrebbe detto Giovanni Mancuso a Barbieri riferendosi alla moglie di quest’ultimo ed alla sua carcerazione – lì deve rimanere e la colpa in questo caso è di tua moglie».


Il 12 marzo 2011, quindi, l’omicidio eclatante di Vincenzo Barbieri a San Calogero ucciso con numerosi colpi d’arma da fuoco davanti al tabacchino del cugino. Un delitto ad oggi rimasto del tutto impunito e sul quale Bruno Fuduli racconta particolari interessanti e, soprattutto, sin qui inediti. 

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Giornalista
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