'Ndrangheta nel Vibonese, il processo Black widows si chiude con 7 condanne e 5 assoluzioni

Ecco la sentenza del Tribunale collegiale per gli imputati delle Preserre accusati anche del tentato omicidio di Giovanni Nesci e del fratello

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di Giuseppe Baglivo
21 settembre 2020
19:49
Il Tribunale di Vibo Valentia
Il Tribunale di Vibo Valentia

Sette condanne e cinque assoluzioni da parte del Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Macrì, a latere i giudici Cavasino e Romano) nel processo nato dall’operazione antimafia denominata “Black Widows” che mira fra l’altro a far luce sul tentato omicidio di Giovanni Nesci e del fratello dodicenne (affetto dalla sindrome di down) commesso il 28 luglio 2017.

La sentenza

Questa la sentenza: assoluzione per Vincenzo Cocciolo, di 32 anni, di Gerocarne (erano stati chiesti 10 anni e 6 mesi); 5 anni e 8 mesi e 9mila euro di multa per per Rosa Inzillo, di 52 anni, di Sorianello (chiesti 10 anni e 10 mesi); 6 anni e 10.300,00 euro di multa per Viola Inzillo, di 54 anni, nativa di Sorianello e residente a Gerocarne (6 anni e 6mila euro di multa chiesti dal pm); 5 anni e 8 mesi e 9mila euro di multa per Michele Nardo, di 49 anni, di Sorianello (chiesti 12 anni e 6 mesi); 2 anni e 4mila euro di multa Teresa Inzillo, di 57 anni, di Gerocarne (chiesti 3 anni e 6mila euro); assoluzione per Antonio Farina, di 45 anni, di Soriano Calabro (chiesti 10 anni e 6 mesi); assoluzione per Domenico Inzillo, di 65 anni, nativo di Sorianello, ma residente a Francica (chiesti 4 anni e 4 mesi); assoluzione Michele Idà, 23 anni, di Gerocarne (chiesti 4 anni e 6mila euro); 4 anni Ferdinando Bartone, 21 anni, di Gerocarne (chiesti 4 anni e 6mila euro); 4 anni Salvatore Emmanuele, di 26 anni, di Gerocarne (chiesti 4 anni e 6 mesi; assoluzione Gaetano Muller, di 21 anni, di Sorianello (chiesti 6 anni e 6 mesi, più 8mila euro di multa); 10 mesi, 20 giorni e 4mila euro di multa (pena sospesa) per Maria Rosaria Battaglia, di 86 anni, di Sorianello (chiesti 3 anni e 6mila euro).

 

Dichiarate poi cessate le esigenze cautelari per Vincenzo Cocciolo e Gaetano Muller (quest’ultimo resta detenuto per altro). Le accuse Secondo l’accusa, Antonio Farina, Rosa Inzillo, Michele Nardo e Bruno Lazzaro (successivamente ucciso) avrebbero concorso nel tentato omicidio di Giovanni Nesci e del fratello dodicenne.

 

Rosa Inzillo e Michele Nardo avrebbero avuto il ruolo di concorrenti morali del fatto di sangue, quali istigatori ed organizzatori del progetto omicidiario, mentre Antonio Farina ed il defunto Bruno Lazzaro sarebbero stati gli esecutori materiali.

 

In particolare, su mandato di Rosa Inzillo e Michele Nardo, Antonio Farina e Bruno Lazzaro si sarebbero posizionati nella tarda serata del 28 luglio 2017 in uno stabile disabitato di Sorianello, su corso Vittorio Emanuele II, di fronte all’abitazione delle persone offese attendendone il rientro ed esplodendo poi al loro indirizzo numerosi colpi di arma da fuoco e, nella specie, almeno quattro colpi di fucile calibro 12 e 9 colpi di pistola calibro 9.

 

Ai tre imputati venivano anche contestati i reati di ricettazione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco: il fucile calibro 12 marca Breda, compendio di un furto consumato a Stoppiana (Vc) il 13 febbraio 2011, e la pistola calibro 9 usata contro i fratelli Nesci. 

 

Altri reati in materia di detenzione e porto illegale di armi (un’arma corta non meglio identificata e il relativo munizionamento calibro 7,65) venivano contestati al solo Michele Nardo, mentre lo stesso Michele Nardo e Vincenzo Cocciolo erano accusati di detenzione e porto illegale di armi. Rosa Inzillo, Teresa Inzillo e Maria Rosaria Battaglia dovevano poi rispondere del reato di detenzione illegale di un’arma da fuoco corta non meglio identificata, “originariamente posseduta da Rosa Inzillo e poi ceduta a Battaglia Maria Rosaria”.

 

Michele Nardo, Rosa Inzillo, Viola Inzillo, Antonio Farina, Salvatore Emmanuele e Ferdinando Bartone erano quindi accusati – in concorso con il defunto Bruno Lazzaro – di aver ostacolato l’identificazione della provenienza delittuosa di un’autovettura Fiat Punto (in ragione dell’assenza del numero di telaio), rinvenuta e sequestrata in data 23 gennaio 2018. 

 

Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di mettere a segno il progetto omicidiario in danno di Giovanni Nesci e con l’ulteriore aggravante di essersi avvalsi del contributo causale del figlio minore di Rosa Inzillo. Alla sola Viola Inzillo venivano poi contestate una serie di ipotesi di reato legate alla detenzione illegale di un fucile da usare contro Giovanni Nesci, arma nascosta in concorso con il defunto Bruno Lazzaro, così come una serie di munizioni.

 

Infine, Michele Nardo, Antonio Farina, Vincenzo Cocciolo, Gaetano Muller, Domenico Inzillo e Michele Idà erano accusati di detenzione e porto in luogo pubblico di un fucile Franchi automatico provento di un furto commesso a Montù Beccaria (Pv) l’8 maggio 2012, nonché di ulteriori armi e munizioni. Materiale risultato inizialmente nella disponibilità di Michele Nardo e Antonio Farina, i quali l’avrebbero ceduto successivamente a Gaetano Muller che lo avrebbe custodito, a sua volta, tramite Michele Idà. 

 

Con l’aggravante di aver commesso il fatto per mettere a segno il progetto omicidiario in danno di Giovanni Nesci. Tutti i reati erano aggravati dalle finalità mafiose.

 

Nel collegio di difesa sono stati impegnati gli avvocati: Giuseppe Di Renzo, Enzo Galeota, Francesco Sorrentino, Salvatore Staiano, Pamela Tassone, Giovanni Russano, Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato. L’inchiesta – portata a termine dalla Squadra Mobile di Vibo – è stata coordinata dal pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci (che ha rappresentato in aula l’accusa), e dal pm della Procura di Vibo Valentia, Filomena Aliberti, applicata per questa inchiesta all’antimafia.

Giornalista
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