Negoziante aggredito da ragazzini a Crotone: «Tutto per qualche parola di troppo»

VIDEO | Il dirigente della Questura: «Tafferuglio scoppiato per futili motivi, noi segnaliamo ma serve anche intervenire a scuola e in famiglia con i servizi sociali»

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di Francesca Caiazzo
5 maggio 2021
14:53

Il titolare della tipografia di Crotone preso di mira da un gruppo di vandali minorenni non ha molta voglia di parlare. Il negozio è aperto, come sempre. Una delle vetrine è coperta dalla saracinesca: in quei minuti di follia, uno dei giovanissimi con cui ha avuto a che fare lunedì pomeriggio gliel’ha sfondata con un calcio. Mai si sarebbe aspettato che un semplice rimprovero per quegli schiamazzi davanti alla sua attività, avrebbe scatenato una tale furia.

Una parola di troppo

«Per futili motivi, a seguito di qualche parola di troppo, si è creato questo tafferuglio e il commerciante è stato aggredito da dei ragazzini» spiega Davide Bitorzoli, dirigente dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura di Crotone.


Sul posto, è arrivata anche la madre del giovanissimo che ha sferrato il calcio alla vetrina del negozio, ma pure lei se l’è presa prima con il titolare, minacciandolo e tentando di colpirlo, poi con gli agenti di poliza, rifiutandosi di fornire le sue generalità.

La donna è stata «placata dagli operatori che hanno agito come sempre con molta professionalità, a tutela di tutti, sia del commerciante ma anche dei ragazzini, che sono tutti soggetti minorenni, facendo attenzione a non minare il loro percorso di crescita».

Secondo episodio in pochi mesi

È il secondo episodio di violenza con protagonisti minorenni, che si verifica a Crotone in pochi mesi con tanto di video divenuti virali sul web. Nel dicembre scorso, infatti, un ragazzino fu vittima di un violento pestaggio da parte di altri suoi coetanei e le immagini di quella brutale violenza vennero diffuse in rete, fino ad arrivare ai genitori della vittima, che a gennaio hanno sporto denuncia.

«È evidente che c’è probabilmente un piccolo aumento di fenomeni, non voglio dire criminali, ma di devianza da un circuito della legalità di soggetti minorenni» osserva Bitorzoli.

In questi casi, la polizia segnala le posizioni dei minori all’autorità giudiziaria, ma la sola repressione evidentemente non basta: «Sicuramente uno dei circuiti su cui agire è quello della famiglia, quello della scuola e su questo possono intervenire i servizi sociali, che sono e saranno sempre da noi interessati quando si verificano questo tipo di episodi».

Giornalista
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