Il pentito: «Grande Aracri raccoglieva voti per Oliverio, in cambio un centro migranti»

La riunione per raccogliere i voti nel ristorante del collaboratore di giustizia e la promessa di un posto di lavoro o di un'autorizzazione per aprire un centro profughi

di Luana  Costa
15 gennaio 2020
21:18
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Il volto pulito di Ernesto e Nicola Grande Aracri a Crotone era rappresentato da Ottavio Rizzuto, presidente del gruppo bancario Cooperativo Crotonese oggi arrestato nell'ambito dell'operazione Thomas, e dai fratelli Giovanni e Salvatore De Luca, questi ultimi - come si legge dalle carte dell'inchiesta - parenti (definiti "cugini") dei Grande Aracri.

È il collaboratore di giustizia a metterlo a verbale durante l'interrogatorio con il sostituto procuratore, Domenico Guarascio. E i tre stando alle dichiarazioni del pentito Giuseppe Giglio sarebbero stati molto attivi anche in politica, nella ricerca di voti e di consenso. Soprattutto durante la campagna elettorale per l'elezione del presidente della Regione Calabria del 2014.

I cugini Ernesto e Nicolino

Secondo quanto scritto nei verbali, in particolare, Giovanni De Luca avrebbe chiesto anche più volte a lui di aiutarlo nella raccolta dei voti in favore di Mario Oliverio (non risulta indagato nell'inchiesta).

«Alla fine del 2014 - spiega al procuratore - Oliverio si è presentato per la presidenza regionale e De Luca stava raccogliendo i voti anche su richiesta della famiglia Grande Aracri. Giovanni mi disse che se gli diamo i voti ad Oliverio avremmo fatto contenti i cugini lì a Cutro. Ernesto e Nicolino Grande Aracri» precisa poi Giuseppe Giglio.

Il collaboratore di giustizia che all'epoca era proprietario di un agriturismo a Crotone acconsentì alla richiesta: «Ho risposto di sì e lui disse che in cambio poteva darci una mano in qualsiasi cosa e poi ricordo che parlammo perchè lui lo aveva anche accennato ad Oliverio per quanto riguarda un'autorizzazione per fare un centro per i profughi».

La cena per raccogliere voti

La struttura già esistente risultava di proprietà del padre di un giovane impiegato assieme a Giovanni De Luca in un'azienda crotonese.

«Questo ragazzo - spiega il collaboratore di giustizia - è di San Giovanni in Fiore ed è pure amico di Oliverio. Quest'ultimo gli aveva promesso che come andava presidente gli avrebbe dato un posto di lavoro. Però al padre non interessava la struttura per i profughi però avrebbe messo a disposizione a me, al figlio e a Giovanni (De Luca) questa struttura che era già realizzata a San Giovanni in Fiore. Con il ragazzo ci ho parlato perchè è venuto a mangiare da me una sera e abbiamo discusso proprio di questo. Non le nascondo che doveva esserci una riunione proprio nel mio ristorante per raccogliere i voti ad Oliverio ma poi io il giorno dopo non c'ero perchè sono partito ma ho messo ugualmente a disposizione il locale».

Alla riunione per raccogliere i voti, secondo il pentito, ci sarebbero dovuti essere Giovanni De Luca e Mario Oliverio, tuttavia, nel verbale dell'interrogatorio Giuseppe Giglio dichiara di non aver mai visto di persona il presidente della Giunta regionale confermando però che i fatti risalgono ad ottobre e novembre del 2014.  

Giornalista
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