«Con il caldo inquinano»: a Tropea vietati fiori freschi al cimitero

Previste sanzioni fino a 500 euro. Il divieto sarà attivo per tutto il periodo estivo al fine di «prevenire fenomeni di inquinamento nocivi per la salute dei cittadini». Spazio ai fiori finti

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di Redazione
23 luglio 2019
14:19
Fiori freschi nel cimitero
Fiori freschi nel cimitero

Sono regole che intendono preservare il decoro urbano e la fruibilità dei luoghi in piena tranquillità. Ma non sempre la cittadinanza le accoglie in buon grado, percependole, nei casi limite, come una restrizione delle libertà personali. E se il provvedimento che vieta di camminare nel centro cittadino a torso nudo, scalzi o in costume da bagno, ha suscitato reazioni contrastanti da parte di numerosissimi utenti dei social network - sempre pronti a schierarsi tra favorevoli o contrari -, un’altra ordinanza potrebbe dare luogo ad analoghe prese di posizione.

 

Protagonista è sempre il Comune di Tropea il cui sindaco Giovanni Macrì - al quale si deve l’atto a tutela del buoncostume per le vie della Perla del Tirreno - diversi giorni fa ha vergato un altro divieto: quello di introdurre fiori freschi all’interno del cimitero cittadino. Via libera a fiori finti ma diniego assoluto all’utilizzo di acqua nei portafiori e di boccioli appena colti. La ragione che hanno spinto l’amministratore a firmare l’ordinanza in questione - peraltro in vigore in diverse città italiane -, è così esposta: «Durante i mesi estivi, con l’innalzarsi della temperatura, è necessario porre in essere provvedimenti tesi alla prevenzione di fenomeni di inquinamento, nocivi per la salute dei cittadini; la presenza di fiori freschi nel cimitero comunale rappresenta una potenziale causa di inquinamento, per la rapida decomposizione determinata dal caldo intenso». Il divieto di utilizzo di fiori freschi viene così stabilito - anche per gli anni a venire - dall’1 giugno fino al 30 settembre «consentendo nel predetto periodo, in via sostitutiva, l’impiego di fiori finti». La violazione delle disposizioni contenute nell’ordinanza, avvisa il sindaco, comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 25 euro fino ad un massimo di 500 euro.

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