Nuova accusa per Petrini: accesso illegale al sistema del ministero per controllare la sua indagine

Nel corso della prima udienza preliminare il giudice ha rigettato la richiesta di messa alla prova dell'ex magistrato: «La dedizione all'attività criminosa non può ritenersi isolata o occasionale»

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di Luana  Costa
8 giugno 2021
18:00
Marco Petrini
Marco Petrini

Il gup del tribunale di Salerno ha questa mattina rigettato la richiesta, avanzata dall'ex presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro Marco Petrini, di messa alla prova nell'ambito di un nuovo procedimento penale a suo carico per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. In particolare, la Procura di Salerno contesta all'ex magistrato di essersi introdotto abusivamente e ripetutamente nel sistema informatico Scripta di proprietà del ministero della Giustizia utilizzando la postazione di lavoro situata all'interno degli uffici della Corte d'Appello di Catanzaro dopo aver ricevuto la notifica della richiesta di proroga delle indagini per le quali risultava indagato per il reato di corruzione.

Secondo la ricostruzione della Pocura avrebbe abusivamente controllato periodicamente il sistema telematico per acquisire illecitamente informazioni relativamente ai procedimenti a suo carico intercettando, in particolare, una comunicazione riservata che proveniva dalla Procura Generale di Salerno e indirizzata al Consiglio Superiore della Magistratura, al ministero della Giustizia e al procuratore generale di Catanzaro; tutte informazioni coperte da segreto e con l'aggravante di essere state commesse da pubblico ufficiale con l'abuso di poteri.


Durante l'udienza questa mattina il Gup del Tribunale di Salerno ha rigettato la richiesta di messa alla prova e rinviato per la discussione al 4 settembre. In particolare, il giudice ha rilevato come «non può formularsi una prognosi negativa in ordine alla commissione in futuro di altri reati». Marco Petrini, difeso dall'avvocato Francesco Calderaro, è stato già condannato per il reato di corruzione in atti giudiziari a 4 anni e 4 mesi di reclusione; «ritenuto che alla luce del numero, della gravità dei fatti di corruzione contestati in quel procedimento ed in un buona parte ammessi dallo stesso imputato, la dedizione all'attività criminosa non può ritenersi isolata o occasionale».

Giornalista
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