È anche attraverso le dichiarazioni della sorella di Salvatore Giglio che gli investigatori hanno iniziato a ricostruire il clima di tensione e i contrasti familiari maturati nei giorni successivi alla scomparsa dell’uomo avvenuta il 21 settembre 2024 a Steccato di Cutro. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dalla Procura di Crotone, Giglio sarebbe stato ucciso e gettato nel fiume Tacina dall’ex moglie Daniela Rossato e dal figlio Nicola Giglio. Rosalba Giglio, classe 1966, arrivata dalla Svizzera per cercare di fare luce sulla sorte del fratello, è stata ascoltata dai carabinieri della Stazione di Cutro l’11 e il 22 ottobre 2024. Le sue dichiarazioni si intrecciano con quanto accaduto il 18 ottobre, quando una pattuglia dell’Arma è dovuta intervenire in via Agrigento per una violenta lite tra i familiari.

L’odore acre dal camino

Nel primo interrogatorio, Rosalba Giglio ha riferito agli investigatori quanto aveva appreso dai vicini di casa di Steccato di Cutro. Nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Salvatore, dal comignolo dell’abitazione sarebbe fuoriuscito per diverse ore, fino a circa un giorno e una notte, un denso fumo accompagnato da un odore acre e pungente. Una circostanza che aveva attirato l’attenzione dei residenti e sulla quale Daniela Rossato avrebbe fornito spiegazioni diverse. Secondo quanto riferito dalla sorella della vittima, la donna avrebbe inizialmente spiegato di avere bruciato, per rabbia, alcuni indumenti e oggetti religiosi dell’ex marito. «Ha inoltre riferito – dice la sorella della vittima – che ha avuto problemi di elettricità e pertanto si è scongelata della carne che custodiva all’interno di un congelatore a pozzetto, ragion per cui ha dovuto pulire il sangue che ne è fuoriuscito».

L’incontro spirituale e la storia del Covid

Sempre secondo il racconto di Rosalba Giglio, sarebbero emerse incongruenze anche rispetto alla partecipazione alle attività religiose dei Testimoni di Geova. La Rossato avrebbe riferito a una consorella che lei e l’ex marito non avrebbero potuto partecipare all’incontro spirituale del 22 settembre a Francavilla Angitola perché entrambi contagiati dal Covid. Due giorni dopo, tuttavia, incontrando una conoscente a Botricello, la donna avrebbe detto di stare bene e che soltanto Salvatore aveva ancora qualche linea di febbre. Nel frattempo, sempre stando alle dichiarazioni raccolte dagli investigatori, sarebbero state avanzate anche altre ipotesi sull’allontanamento dell’uomo: quella di un possibile plagio da parte di una donna alla quale avrebbe ceduto un terreno e quella di una relazione sentimentale con una donna sposata di Cutro.

La lite del 18 ottobre

Il clima familiare sarebbe ulteriormente degenerato il 18 ottobre, quando i carabinieri di Cutro sono intervenuti in via Agrigento per una lite. Da una parte Daniela Rossato e il figlio Nicola Giglio, dall’altra Rosalba Giglio e il marito Vincenzo Sirianni. Al centro della discussione vi sarebbe stato l’ingresso dei due coniugi nell’abitazione di Salvatore, che la Rossato avrebbe contestato perché avvenuto, secondo la sua versione, senza autorizzazione. Durante la lite, la situazione sarebbe rapidamente sfuggita di mano. Nicola Giglio avrebbe tentato dapprima di ferirsi e di aggredire gli zii, per poi salire su un muretto alto circa quattro metri e minacciare di lanciarsi nel vuoto. I militari sarebbero riusciti a convincerlo a desistere. Poco dopo, però, il giovane si sarebbe messo alla guida della propria Fiat Bravo rossa e avrebbe acceso il motore, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, con l’intenzione di dirigersi contro i parenti. A quel punto i carabinieri e la madre lo avrebbero bloccato, riuscendo a togliere le chiavi dal quadro.

Le ceneri del caminetto

Il 22 ottobre Rosalba Giglio è tornata quindi dai carabinieri per fornire ulteriori elementi. La donna ha raccontato di avere avuto, il 4 ottobre, un confronto con il nipote Antonio Giglio, altro figlio di Salvatore Giglio e di Daniela Rossato, al quale aveva manifestato i propri dubbi sulla ricostruzione secondo cui Salvatore si sarebbe allontanato scavalcando il muro posteriore della proprietà e passando attraverso le finestre dell’abitazione adiacente. Antonio Giglio le avrebbe spiegato che quell’immobile era stato venduto a terzi, circostanza che, secondo la sorella della vittima, avrebbe reso impraticabile la presunta via di fuga indicata dai familiari. Rosalba ha inoltre riferito di essersi interessata personalmente alla vicenda dopo avere raccolto le voci sull’anomala combustione proveniente dal camino. La donna avrebbe ispezionato il caminetto dell’abitazione del fratello, prelevando una parte delle ceneri e conservandola in un sacchetto, con l’intenzione di consegnarla agli investigatori svizzeri. Un insieme di elementi che, nelle ricostruzioni investigative, si aggiunge alle immagini delle telecamere, ai tracciati gps, alle intercettazioni e agli altri accertamenti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa e sull’omicidio di Salvatore Giglio.