Omicidio Dimova a Belvedere, gli inquirenti: «Una rapina finita in tragedia»

VIDEO | Il presunto omicida, fermato nella notte, avrebbe trafugato vari monili, una borsa, un telefono cellulare e persino la fede nuziale della donna, rivenduta il giorno dopo in un compro oro della zona

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di Francesca  Lagatta
18 settembre 2020
14:45

Una rapina finita in tragedia. È questo l'esito delle indagini sul delitto di Aneliya Dimova, la 55enne bulgara trovata cadavere il 30 agosto scorso nella sua casa a Belvedere Marittimo. Nemmeno tre settimane dopo l'omicidio, il suo assassino avrebbe già un volto, quello dell'uomo fermato questa notte dai militari del Reparto Operativo - Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cosenza, del Norm - Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Scalea, guidata dal capitano Andrea Massari, e della Stazione Carabinieri di Belvedere Marittimo, guidata dal maresciallo Alessandro Diana, i quali hanno eseguito un decreto emesso dal Pm nei confronti di un giovane del luogo di 32 anni, Andrea Renda.

Gravi indizi a carico dell'indagato

Secondo gli inquirenti, gli indizi raccolti durante le indagini rappresentano quasi la «certezza», cosi ha detto il comandante dei carabinieri Piero Sutera nel corso della conferenza stampa, che l'uomo in stato di fermo possa effettivamente essere l'esecutore materiale del delitto.

Il provvedimento di fermo, infatti, si basa anche sugli accertamenti di tipo tecnico-scientifico eseguiti dal Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche - Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina. Un altro ruolo importante lo hanno svolto le immagini delle telecamere di video sorveglianza di edifici pubblici e privati di Belvedere Marittimo.

L'indagato sarebbe stato immortalato all'ingresso dell'abitazione della donna intorno alle 2.07 del 30 agosto scorso, per poi uscirne 33 minuti più tardi, proprio nell'arco di tempo in cui il medico legale colloca il decesso della vittima.

Gli oggetti trafugati e rivenduti

Le investigazioni sono partite da alcuni oggetti trafugati. La notte dell'omicidio, dalla casa della donna, sarebbero stati portati via una fede nuziale e altri monili, nonché una borsa e il telefono cellulare. La fede è stata poi ritrovata dagli investigatori in un negozio di compro oro di Belvedere Marittimo. Anche qui le immagini hanno immortalato sul posto l'indagato, recatosi nell'esercizio commerciale il giorno successivo all'omicidio per vendere l'oggetto all'ignaro acquirente.

Il fermo del 32enne

Nella tarda serata di ieri sera, i militari si sono recati all'indirizzo del giovane e hanno effettuato perquisizioni sia nell'abitazione, sia nella sua auto, ora sotto sequestro, che compare nelle immagini immortalate dalle telecamere di video sorveglianza mentre si aggira per il centro storico della cittadina altotirrenica proprio nelle ore del delitto. L'uomo si è rifiutato si sottoporsi al prelievo del dna e pertanto l'esame è stato effettuato in modo coattivo. Il 32enne è stato dapprima accompagnato in caserma, poi è stato tradotto tradotto nella casa circondariale di Paola, dove rimane a disposizione della Procura della Repubblica di Paola.

L'arma del delitto

L’arma usata nel delitto, come aveva già rivelato la nostra emittente, potrebbe essere una bottiglia di whisky con cui il killer ha procurato profonde ferite al cranio della vittima, tramortendola. La morte, però, sarebbe sopraggiunta per soffocamento, provocato forse con la federa di un cuscino ritrovato adagiato sul volto della donna, rimasta uccisa nel suo letto. Il cerchio delle indagini non è pero ancora chiuso e ora gli inquirenti dovranno ricostruire la vicenda nel dettaglio, stabilendo, prima di tutto, se il presunto assassino abbia agito o meno da solo.

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