Vibo, l'omicidio di Francesco Fiorillo e la confessione che ha incastrato i presunti killer

VIDEO | E' stato Antonio Zuliani, arrestato già a marzo per il delitto del 45enne avvenuto a Longobardi il 15 dicembre 2015, a dare una svolta decisiva alle indagini indicando gli autori materiali 

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di Redazione
6 febbraio 2019
13:26
La conferenza stampa a Vibo
La conferenza stampa a Vibo

Sono otto i colpi di pistola che hanno attinto il 15 dicembre 2015 il 45enne Francesco Fiorillo a Longobardi, ucciso con due pistole: una calibro 380 ed una 7,65. Le armi non sono state ancora rinvenute dagli inquirenti. Il 14 novembre e poi a dicembre e il 7 gennaio scorso, è stato quindi Antonio Zuliani, 27 anni, di Piscopio, - arrestato a marzo per il delitto ed incastrato dal Dna rinvenuto su un paio di guanti trovati sulla scena del crimine - ad imprimere una svolta decisiva alle indagini rilasciando agli inquirenti dichiarazioni nelle quali, pur protestando la sua estraneità ai fatti, dichiarava di conoscere gli autori materiali dell’omicidio di Fiorillo ed altri particolari sul fatto di sangue.

 

 Zuliani ha quindi accusato Arcangelo D’Angelo e Saverio Ramondino di essere gli autori del delitto e di essere stato da loro incastrato lasciando il suo guanto che aveva usato in precedenza non per uccidere Fiorillo ma per provare delle armi in località Santa Ruba insieme allo stesso D’Angelo. Gli inquirenti non credono tuttavia a tale versione che mira ad allontanare da sé la responsabilità per il delitto, ma le dichiarazioni di Antonio Zuliani servono agli inquirenti per la chiamata in correità di Arcangelo D’Angelo e Saverio Ramondino. 

 

Secondo il racconto di Zuliani, dopo aver provato le armi insieme a D’Angelo in una zona fra Piscopio e Santa Ruba, presente in auto anche Saverio Ramondino, avrebbe appreso da D'Angelo che la persona da uccidere era Francesco Fiorillo. Zuliani racconta quindi di un suo passaggio a bordo di un’auto, sulla quale si trovava in compagnia di una ragazza, dalla Statale 18 la sera del 15 dicembre 2015 dove nei pressi della Stazione di Vibo-Pizzo avrebbe notato l’auto con la quale si sarebbe allontanato qualche ora prima da Piscopio Arcangelo D’Angelo in compagnia di Ramondino. Dai riscontri degli investigatori della Squadra Mobile di Vibo, coordinati dal pm Concettina Iannazzo, è quindi emerso che Saverio Ramondino il giorno dell’omicidio ha avuto dieci contatti con l’utenza telefonica in uso a Antonio Zuliani, il quale ha fornito agli inquirenti altri dettagli sulla preparazione dell’omicidio raccontando di un viaggio a Roma in autobus in compagnia di D’Angelo dopo il fatto di sangue.

Importanti pe le indagini anche i riscontri in ordine ai percorsi dell’auto di Arcangelo D’Angelo, munita di Gps, la quale il 10 dicembre 2015 ha sostato nello stesso luogo dove è stato poi trovato il guanto in lattice che l’esame del Dna ha stabilito appartenere ad Antonio Zuliani. Nei luoghi indicati da Zuliani come quelli nei quali sono state trovate le armi, gli investigatori della Squadra Mobile di Vibo hanno inoltre rinvenuto due bossoli di diverso calibro ed una cartuccia inesplosa. E’ stato possibile così accertare che un bossolo esploso in campagna fra Piscopio e Santa Ruba era stato sparato con la stessa arma con la quale è stato ucciso Francesco Fiorillo. Il viaggio a Roma di Zuliani e D’Angelo nelle giornate successive all’omicidio è stato invece riscontrato dai poliziotti attraverso l’analisi delle celle telefoniche. Stando alle risultanze investigative, Saverio Ramondino avrebbe inoltre di recente mandato un massaggio ad Antonio Zuliani in carcere attraverso i familiari di quest’ultimo, spiegando loro che se Zuliani l’avesse coinvolto nell’omicidio, Ramondino avrebbe confermato tutto dicendo che il mandante era da individuarsi nello stesso Zuliani. Un racconto, quest’ultimo, confermato anche dagli stessi familiari di Antonio Zuliani, sentiti dagli inquirenti.

 

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