Omicidio Gentile, la Procura generale ricorre in Cassazione

Il ricorso contro la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di condanna a dodici anni per Nicola Sia

di Luana  Costa
6 aprile 2020
14:56
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Ritornerà all'attenzione della Suprema Corte di Cassazione il procedimento penale a carico di Nicolas Sia, 24enne catanzarese accusato dell'omicidio di Marco Gentile.

La Procura Generale di Catanzaro ha, infatti, proposto ricorso in Cassazione avverso la sentenza emessa il 26 novembre scorso dalla Corte d'Appello di Catanzaro con la quale, giudicando sul rinvio disposto dalla stessa Corte di Cassazione, si era riconosciuta l'attenuante della provocazione che aveva infine comportato una rideterminazione della pena a dodici anni di reclusione.

 

Il sostituto procuratore generale, Raffaela Sforza, assieme all’impugnazione della sentenza della Corte d’Appello spedisce ai giudici della Suprema Corte anche un’informativa della Squadra Mobile di Catanzaro in cui si dà conto di alcuni colloqui intercorsi in carcere a Castrovillari tra Nicolas Sia e i suoi familiari.

«Lo scorso 23 dicembre 2015, Sia incontrava i propri familiari nella sala colloqui del carcere di Castrovillari – si legge nell’informativa - intrattenendosi in un lungo colloquio che, a parere dell'ufficio scrivente, merita riguardo laddove l'indagato, dapprima era coinvolto dai congiunti a discutere delle ragioni, ormai note, che l'aveva indotto a commettere “l’errore” che gli stava “rovinando la vita”, quindi andava oltre esprimendo il chiaro proposito di ripetere le sue gesta appena uscito dal carcere. In particolare, Sia incalzato dai genitori che gli rimproveravano di avergli taciuto le angherie di cui, a loro dire, il figlio era vittima, replicava loro dicendosi pronto a tornare a Catanzaro “per fare un altro”. Cosa Sia intendesse era palese, anzitutto alla madre che lo ammoniva chiedendogli di recedere da simili propositi asserendo che se le sue intenzioni erano continuare ad uccidere era meglio se restava in galera. La donna era allarmata da quanto le stava dicendo il figlio invitandolo a pentirsi di quanto aveva fatto: “non esci! Se dici queste cose! Tu ti devi pentire di quello che hai fatto!».

Le parti civili sono rappresentate nel processo dagli avvocati Antonio Lomonaco, Arturo Bova, Antonio Ludovico e Alessio Spadafora. L'imputato è, invece, difeso dall’avvocato Giancarlo Pittelli.

Giornalista
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