A quasi due anni dalla morte di Antonio Pugliese, il detenuto deceduto il 7 luglio 2024 all’interno della Casa circondariale di Catanzaro, la Squadra Mobile ha eseguito cinque arresti con l’accusa di omicidio.
In manette sono finiti Vincenzo Malena, 46 anni, di Cariati; Dimitar Dimitrov Todorov, 29 anni, nato in Bulgaria; Cataldo De Luca, 42 anni, di Cirò Marina; Gianluca La Forgia, 42 anni, di Crotone; e Francesco Molinaro, 44 anni, di Lamezia Terme. Tutti erano detenuti nello stesso istituto penitenziario al momento dei fatti.

La vicenda si consumò nel tardo pomeriggio del 7 luglio. Quando gli agenti della Polizia penitenziaria raggiunsero la cella 219, trovarono Pugliese riverso a terra, ancora vivo ma in condizioni gravissime. Poco prima di perdere conoscenza, l’uomo riuscì a rivolgersi a un agente chiedendo aiuto: «Appuntà, sono caduto, chiamate il pronto soccorso».
Iun primo momento si pensò a un incidente. Ma pochi giorni dopo, il 12 luglio, i risultati preliminari dell’autopsia cambiarono radicalmente il corso delle indagini. Gli accertamenti medico-legali esclusero infatti una morte accidentale e indicarono invece che il detenuto era stato vittima di una violenta aggressione.

L’autopsia e la verità

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Pugliese sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa, al volto, agli arti e al torace. Le lesioni avrebbero provocato una gravissima dissecazione dell’aorta addominale e una massiccia emorragia interna. Durante l’esame autoptico furono trovati circa due litri di sangue nell’addome della vittima. La morte fu causata da uno shock emorragico.
Le indagini hanno concentrato subito l’attenzione sui detenuti che si trovavano nella cella 219 nei momenti precedenti al decesso. Inizialmente furono iscritti nel registro degli indagati Malena, De Luca, Todorov e La Forgia. Successivamente, ulteriori sviluppi investigativi portarono all’iscrizione anche di Molinaro.

I ruoli

La ricostruzione accolta dal giudice per le indagini preliminari individua in Cataldo De Luca l’autore materiale dell’aggressione. Secondo l’accusa, tutto sarebbe nato da un alterco tra lui e Pugliese all’interno della cella. La discussione sarebbe rapidamente degenerata in una brutale aggressione durante la quale De Luca avrebbe colpito la vittima con pugni e calci fino a provocarle le lesioni risultate poi mortali.
Diversa, invece, la posizione degli altri quattro arrestati. Per il gip, Malena, Todorov, La Forgia e Molinaro avrebbero assistito all’aggressione, rendendosi conto della sua estrema violenza e delle condizioni sempre più gravi della vittima. Nonostante ciò, non avrebbero fatto nulla per fermare l’aggressore né per richiedere tempestivamente l’intervento degli agenti e del personale sanitario.

Lasciato morire senza assistenza

Secondo il giudice, i quattro avrebbero inoltre fornito una versione dei fatti incompleta e fuorviante, omettendo di raccontare quanto realmente accaduto all’interno della cella. Una condotta che viene ora contestata come concorso omissivo nell’omicidio volontario.
Per gli inquirenti, infatti, il mancato intervento e l’assenza di una richiesta immediata di soccorso avrebbero contribuito a lasciare Pugliese senza assistenza nei minuti decisivi successivi all’aggressione.

La morte del detenuto venne dichiarata alle 19.35, nonostante i tentativi di rianimazione effettuati dal personale sanitario del carcere e dagli operatori del 118 intervenuti sul posto. Le manovre salvavita, proseguite per diversi minuti con ossigenoterapia e defibrillatore, non riuscirono però a evitare il decesso.
Ora saranno le successive fasi del procedimento a chiarire definitivamente responsabilità e ruoli dei cinque arrestati nella tragica vicenda avvenuta all’interno del carcere di Catanzaro.