Omicidio Rosso: Danilo Monti, il killer a pagamento che fece arrestare i mandanti

Il giudice motiva la sentenza di condanna a 17 anni del giovane di Cerva: «Senza il suo contributo non si conoscerebbero mandanti e istigatori dell'omicidio»

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di Luana  Costa
3 gennaio 2020
19:20
In foto Francesco Rosso
In foto Francesco Rosso

Diciasette anni esatti. È questo il risultato a cui è, infine, giunto il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Antonio Battaglia, chiamato a bilanciare aggravanti e attenuanti nel giudizio a carico di Danilo Monti, 29 anni di Cerva, accusato di essere l'esecutore materiale dell'omicidio di Francesco Rosso, macellaio di Sellia Marina (Cz) freddato con tre colpi di pistola in pieno volto nell'aprile del 2015.


Nessun dubbio sulla responsabilità dell'imputato, giudicato con rito abbreviato
. Danilo Monti immeditamente dopo il suo arresto avvia, infatti, una collaborazione rendendo dichiarazioni auto ed etero accusatorie. Consente così agli inquirenti di ricostruire pienamente le dinamiche afferenti al contesto in cui maturò l'omicidio e indicando mandanti, Evangelista Russo, e istigatori, Francesco Mauro, dell'omicidio. E sono propri i contributi forniti agli inquirenti che gli valgono la concessione delle attenuanti generiche facendo scendere da 25 e 6 mesi a soli 17, gli anni di reclusione. Lo scrive il gup nelle motivazioni della sentenza emessa il 30 settembre scorso. 

 

La collaborazione e le attenuanti

«In tale prospettiva ritiene questo giudice di valorizzare positivamente le considerazioni inerenti l'intervenuta confessione dell'imputato che, sia pure dopo il suo arresto, ha intrapreso un proficuo rapporto di collaborazione con l'autorità giudiziaria. Le dichiarazioni del Monti, da un lato hanno consentito una più precisa ricostruzione degli accadimenti corroborando il materiale investigativo già acquisito e rafforzando i profili di responsabilità dei complici e, dall'altro, è risultato decisivo per l'individuazione del movente e dei mandanti, sino a quel momento rimasti sullo sfondo. Solo grazie al suo contributo, infatti, la vicenda ha assunto contorni più precisi disvelando le reali motivazioni di un gesto omicidiario che nell'immediato era apparso del tutto incomprensibile.

Allo stesso tempo però non può non essere presa in considerazione la non allarmante biografia penale del Monti che, pur non risultando incensurato, risulta gravato solo da due precedenti afferenti a reati in materia di stupefacenti. Certo, rimane l'estrema gravità del fatto in contestazione ed i danni irreversibili prodotti dalla sua azione omicidiaria con la quale l'imputato, per squallide motivazioni economiche, ha brutalmente spezzato la vita di una persona tranquilla e dedita al lavoro, con il quale non aveva mai avuto pregressi motivi di risentimento, lasciando poi nella più assoluta disperazione un'intera famiglia alla quale è stato precocemente ed ingiustamente sottratto l'affetto e l'amore di uno stretto congiunto».

 

Risarcimento 

«Si ritiene che il Monti, pur meritevole del riconoscimento delle attenuanti generiche, debba poi essere condannato ad una pena pari al massimo edittale previsto proprio per la particolare gravità del caso» conclude il giudice. La condanna è di 17 anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e risarcimento del danno in favore delle parti civili. Queste sono state ripartite rispettivamente nella misura di 270mila euro in favore di Antonio Rosso e Rosa Arcuri (padre e madre di Francesco Rosso); di 160mila in favore di Marianna Rosso (sorella) e di 90mila euro in favore di Francesco Pasquale Arcuri, Giuseppe Arcuri e Carmine Pasquale Arcuri (zii). 

 

Luana Costa

 

 

 

Giornalista
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