Omicidio Ventura, dopo un anno depositate le motivazioni della sentenza

Pochi giorni fa la vicenda era finita anche in una nota rubrica del Tg5. Oggi finalmente il rilascio delle ragioni che hanno portato alla condanna per omicidio di Gennaro Pulice, il pentito che si autoaccusò dell'omicidio

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di Tiziana Bagnato
10 maggio 2018
18:26

Dopo un anno di attesa sono state depositate stamane al Tribunale di Catanzaro le motivazioni della sentenza di condanna a dieci anni di reclusione del collaboratore di giustizia Gennaro Pulice con l’accusa di essere stato la mano che uccise nel 1996 il fotografo lametino Gennaro Ventura, sparito e ritrovato in un casale diroccato nel 2008.


Poco tempo fa era stato l’avvocato di famiglia Italo Reale a dare voce alla famiglia, pochi giorni fa, invece, la vicenda era finita in un una nota rubrica del Tg5.


 

Gennaro Ventura, fotografo, carabiniere in congedo, scomparve nel nulla a Lamezia Terme il 16 dicembre del 1996. Anni e anni di ricerche, di buio totale fino al ritrovamento nel 2008 in un casolare abbandonato, con ancora accanto l’attrezzatura da lavoro, il cellulare, la fede nuziale e altri oggetti personali. Visibile a chiare lettere sulla borsa da fotografo il suo nome.

 

Un ritrovamento che restituì un corpo su cui piangere. I funerali furono un bagno di folla. Finalmente qualcosa si era smosso, ma mancavano ancora i colpevoli. Si dovette aspettare l’operazione Andromeda affinché il pentito Gennaro Pulice si autoaccusasse del delitto.

 

Il mandante, invece, sarebbe stato Domenico Canizzaro, deciso a punire l’ex carabiniere per avere portato all’arresto, quando era nell’Arma, di un suo familiare. Poi il processo in Corte d’Assise, la condanna e l’inizio di un nuovo limbo per i familiari di Gennaro Ventura.

Giornalista
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