I verdetti sui due filoni processuali, ordinario e abbreviato, confermano il quadro ricostruito dalla Dda di Catanzaro sul business dell'accoglienza nel centro per migranti di Isola Capo Rizzuto, con rinvii circoscritti per alcuni imputati
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Si completa in Cassazione il quadro processuale dell'inchiesta Jonny, la maxi operazione della Dda di Catanzaro che nel maggio 2017 colpì le cosche Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e il sistema di gestione del Cara Sant'Anna. Dopo la sentenza emessa lo scorso 8 luglio nei confronti degli imputati giudicati con il rito ordinario, i supremi giudici si sono pronunciati anche sul procedimento celebrato con il rito abbreviato.
La Suprema Corte ha reso definitive tredici condanne, respingendo i ricorsi di undici imputati, tra cui quello di Leonardo Sacco, ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto ed ex vicepresidente della Confederazione nazionale delle Misericordie. Due condanne sono state rideterminate in misura lieve e sono anch'esse passate in giudicato. Per altri quindici imputati, invece, la Cassazione ha disposto l'annullamento con rinvio, aprendo la strada a un nuovo giudizio davanti alla Corte d'Appello di Catanzaro.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, l'annullamento riguarda solo aspetti specifici della sentenza d'appello bis. I giudici hanno infatti disposto una nuova valutazione limitatamente ad alcuni capi d'imputazione, all'applicazione dell'aggravante mafiosa per determinati reati, alla confisca, al trattamento sanzionatorio o alla misura della libertà vigilata. Per il resto, le statuizioni diventano definitive.
Nel complesso, la Cassazione conferma l'impianto dell'inchiesta che ricostruì il controllo esercitato dalla cosca Arena sul Cara Sant'Anna, uno dei più grandi centri di accoglienza per migranti d'Europa, attraverso un sistema che avrebbe consentito al clan di drenare ingenti risorse pubbliche destinate all'accoglienza.
Tra le condanne definitive figura quella di Leonardo Sacco, fissata a otto anni di reclusione. Nel primo giudizio d'appello era stato condannato a venti anni, ma una precedente pronuncia della Cassazione aveva escluso il suo ruolo di organizzatore della cosca, lasciando invece ferma l'accusa di avere svolto il ruolo di broker finanziario del clan Arena. Secondo l'accusa, istruita dal pm Domenico Guarascio, ogi procuratore di Crotone, attraverso il sistema della Misericordia furono distratti circa 36 milioni di euro di fondi pubblici destinati al Cara, somme già oggetto di confisca nell'ambito del giudizio contabile conclusosi con la condanna di Sacco e dell'ex parroco Edoardo Scordio per danno erariale.
Resta invece da rideterminare la pena inflitta a Paolo Lentini, reggente della cosca nel periodo preso in esame dall'inchiesta. La sua condanna a dieci anni e undici mesi dovrà essere rivalutata limitatamente al trattamento sanzionatorio. Diventa invece definitiva la condanna a undici anni e quattro mesi per Nico Gioffrè, ritenuto a capo di un gruppo criminale collegato agli Arena.
Oltre a Sacco, diventano definitive le condanne nei confronti di Francesco Arena (47 anni, 7 anni), Antonio Giglio (8 anni), Nicola Gioffrè (11 anni e 4 mesi), Maurizio Greco (10 anni), Rosario Lentini (8 anni e 10 mesi), Vincenzo Lentini (8 anni), Giuseppe Lequoque (10 anni, con annullamento limitato alla sola confisca), Domenico Nicoscia (8 anni), Fortunato Pirrò (pena rideterminata da 17 a 8 anni), Antonio Poerio (pena rideterminata da 8 anni a 6 anni e 8 mesi), Giuseppe Pullano (8 anni e 8 mesi), Domenico Riillo (10 anni) e Nicola Lentini, la cui pena è stata ridotta da due anni a un anno e quattro mesi. Le rideterminazioni operate dalla Cassazione passano anch'esse in giudicato.
La Suprema Corte ha invece disposto l'annullamento con rinvio nei confronti di Antonio Francesco Arena, Francesco Antonio Arena, Francesco Arena (66 anni), Giuseppe Arena (60 anni), Giuseppe Arena (40 anni), Pasquale Arena, Raffaele Di Gennaro, Salvatore Foschini, Paolo Lentini, Costantino Lionetti, Benito Muto, Francesco Romano, Francesco Taverna e Santo Tipaldi. Per questi imputati si celebrerà un nuovo giudizio davanti alla Corte d'Appello di Catanzaro, limitatamente ai punti indicati dalla Cassazione, mentre le restanti parti delle condanne sono ormai definitive.
La decisione sul rito abbreviato si affianca a quella pronunciata l'8 luglio sul rito ordinario. In quell'occasione la Cassazione aveva reso definitiva la condanna a otto anni per Edoardo Scordio, l'ex parroco di Isola Capo Rizzuto ritenuto l'ideatore del sistema attraverso il quale la cosca lucrava sulla gestione del centro di accoglienza. Erano inoltre diventate definitive le condanne dell'ex consigliere comunale Pasquale Poerio (2 anni e 7 mesi), dell'ex agente della polizia penitenziaria Francesco Cantore (10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) e di Domenico Poerio (12 anni), ritenuto partecipe del sodalizio con il compito di gestire il settore delle slot machine. Cantore e Domenico Poerio erano stati assolti nel primo giudizio d'appello, ma la Cassazione ha confermato la condanna ripristinata nel successivo processo.
Con le due sentenze, la Suprema Corte consolida gran parte dell'impianto accusatorio dell'inchiesta Jonny, lasciando aperti soltanto alcuni profili limitati per gli imputati destinatari dell'annullamento con rinvio.

