Operazione “Laqueo”: cruciali le dichiarazioni di un pentito

Attraverso le dichiarazioni rese da Roberto Calabrese Violetta, gli inquirenti avrebbero accertato il coinvolgimento di Modesto anche nell'usura praticata contro l'imprenditore Francesco Cannella, per un breve periodo alla guida del Cosenza calcio

di Manuela Serra
30 agosto 2016
14:03

Prende spunto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Calabrese Violetta l'operazione dei carabinieri scattata all'alba di questa mattina e che ha coinvolto 14 persone, tutte accusate a vario titolo di appartenere a un'organizzazione criminale dedita all'usura e all'estorsione, con l'aggravio delle finalità mafiose e del tentato omicidio.

 


I NOMI DEGLI ARRESTATI

 

Secondo i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, il sodalizio criminale praticava prestiti con un interesse mensile anche del 30%, approfittando di alcuni imprenditori in difficoltà operanti nella provincia di Cosenza.

 

Tra le persone che finanziavano i prestiti usurai vi sarebbe anche Francesco Modesto, calciatore professionista cresciuto nelle giovanili della Vibonese, che ha vestito le casacche di Reggina, Cosenza e Crotone, con trascorsi nella massima serie e nella cadetteria. Dalle indagini sarebbe emerso che Modesto finanziasse l'attività illecita già nel 2007 insieme al suocero, Luisiano Castiglia, detto Mimmo, anche lui finito in manette e considerato dagli inquirenti elemento di spicco della cosca Lanzino-Cicero. Castiglia prelevava il denaro da prestare a strozzo direttamente da un conto corrente intestato al calciatore, accesso presso la filiale di Rende della Banca Popolare di Bari. Attraverso le dichiarazioni del pentito e dai riscontri effettuati, gli inquirenti hanno accertato il coinvolgimento di Modesto anche nell'usura praticata contro l'imprenditore Francesco Cannella, per un breve periodo alla guida del Cosenza calcio insieme a Falbo e Algieri in una delle fasi più buie per i colori rossoblu.

 

Modesto, il “finanziatore” del gruppo criminale

 

Secondo quanto emerge dalle indagini, tra il 2007 e il 2008, Mimmo Castiglia utilizzò una somma pari a 30mila euro prelevata dal conto corrente di Modesto per elargire un prestito a Francesco Cannella al tasso di interesse mensile del 10%. L'importo fu in parte restituito con l'effettuazione di lavori effettuati sia presso la lavanderia Filca gestita dallo stesso Castiglia, sia presso l'abitazione di Francesco Modesto di Contrada Gergeri, per un controvalore complessivo di circa 250 mila euro.

 

Dalle dichiarazioni di Roberto Calabrese Violetta è inoltre emerso che i prestiti usurari venivano cofinanziati anche ricorrendo alla bacinella della cosca, tanto che ogni operazione veniva annotata in un apposito libro mastro attraverso il quale veniva gestita la contabilità. La consorteria dei Lanzino-Cicero nel 2004 avrebbe prestato denaro anche i tre soci proprietari del Cosenza Calcio, Francesco Cannella appunto, ma anche Santino Falbo e Tonino Algieri, i quali avrebbero ricevuto 21 mila euro, restituendone 27 mila due mesi più tardi, con un tasso di interesse pari al 171% su base annua.

 

Come i clan tentarono di uccidere il fratello del pentito Roberto Calabrese Violetta

 

Roberto Calabrese Violetta avrebbe inoltre riferito di essere certo del fatto che Modesto fosse a conoscenza di come i suoi soldi venissero impiegati dal suocero. Il calciatore peraltro, aveva autorizzato ad operare sul proprio conto corrente anche il cognato, Luca Castiglia. Secondo le dichiarazioni del pentito, Modesto era presente durante una trattativa per un prestito che Mimmo Castiglia avrebbe dovuto elargire a Santino Falbo a tasso usurario.

 

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