Secondo l’accusa il 35enne rumeno Nita avrebbe gestito la cassa del gruppo e ostentato auto di lusso pur risultando senza lavoro. Contestato anche lo stupro su una ragazzina di 14 anni
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Lo vedevano girare a Isola Capo Rizzuto con Bmw o Audi, macchine che cambiava anche spesso. Eppure nessuno aveva contezza di quale lavoro svolgesse Onoriu Ionut Nita, detto Onorichi o anche Boss, 35 anni, nato in Romania e domiciliato a Isola. Nita è stato tratto in arresto questa mattina, nel corso dell’operazione Medusa, con l’accusa di essere a capo di un’associazione dedita al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Un giro d'affari da novantamila euro alimentato dallo sfruttamento sistematico delle proprie mogli e compagne. È questo il fulcro dell'operazione "Medusa", condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone coordinati dalla locale Procura, che ha portato all'arresto di sei persone (quattro in carcere e due ai domiciliari) e al sequestro preventivo del Motel Pitagora.
Le carte dell'ordinanza di custodia cautelare rivelano un quadro di inquietante violenza e totale disprezzo delle regole. Nita avrebbe svolto il ruolo di promotore e organizzatore del gruppo, gestendo la "cassa comune" ed esigendo rigida obbedienza dai sodali. Pur risultando privo di occupazione lecita, l'uomo avrebbe ostentato auto di lusso come Audi e BMW. Per accompagnare le donne nei luoghi di prostituzione, l'indagato avrebbe persino portato a bordo i propri figli in tenera età con lo scopo di eludere eventuali controlli delle forze dell'ordine.
Minacce di morte e la sfida ai carabinieri
Questa vicenda di sfruttamento ha permesso di svelare un ambiente tossico e violento, fatto anche di prevaricazione e violenza sessuale contro minorenni. L’inchiesta è scattata il 16 settembre 2024 grazie alla denuncia ai carabinieri di una madre di origini rumene, non coinvolta nel giro dei Nita, che cercava di proteggere la figlia quindicenne dalle attenzioni di Onorichi e dalle attenzioni dei familiari dell'indagato, pronunciando frasi come: “stai zitta che se voglio tua figlia la prendo davanti a tutti, i carabinieri me la s****o... che ti ammazzo”.
L’accusa di violenza sessuale aggravata
La contestazione più grave mossa a Ionut Onoriu Nita riguarda una presunta violenza sessuale aggravata che sarebbe stata consumata nel 2014 ai danni di una connazionale all'epoca quattordicenne. Secondo la denuncia della vittima, quando lei era ancora giovanissima era arrivata a Isola dalla Romania con la madre ammalata. Non sapendo dove andare avevano accettato l’ospitalità di Nita che spesso la minacciava di cacciare di casa lei e la madre se non avesse fatto quello che lui chiedeva. La ragazzina, oggi madre e moglie, era costretta a fare le pulizie e a badare al bambino di Onorichi. L’incubo ha avuto inizio il giorno in cui Nita l’avrebbe costretta a salire in auto e, dopo aver bloccato le portiere, avrebbe abusato di lei minacciandola di cacciare lei e la madre disabile di casa se avesse parlato. La ragazza era tornata a casa visibilmente turbata e si era messa immediatamente alla ricerca di un appartamento. Dopo una settimana era riuscita a trovare una nuova collocazione per lei e la madre e aveva raccontato alla donna tutto quello che le era accaduto. La donna è deceduta quattro anni fa ma il racconto della vittima di violenza è stato riportato anche dalla madre della quindicenne che ha denunciato Nita e dal marito della stessa ragazza.
Negli anni successivi, i membri della famiglia avrebbero inoltre perseguitato la ragazza per spingerla a prostituirsi dicendole di andare a stare con loro perché con loro avrebbe fatto la bella vita.
Le indagini dei carabinieri sul territorio
I carabinieri, tramite appostamenti e intercettazioni, avrebbero documentato centinaia di rapporti a pagamento consumati dalle donne del gruppo (tra cui la moglie di Nita) appartate vicino a scuole, allo stadio Ezio Scida o all'interno del Motel Pitagora. I gestori del Motel, finiti ai domiciliari, avrebbero tollerato abitualmente l'attività di prostituzione omettendo la registrazione degli ospiti in cambio di tariffe in nero. Tra l’altro sia la madre della quindicenne che la vittima di violenza e suo marito hanno testimoniato il fatto che Nita «quando accompagna la moglie, aveva sempre i bambini in auto con sé, infatti, presumeva che il portasse per evitare controlli e per non destare sospetti».


