Dall’agroalimentare al turismo: gli “affari internazionali” dei Piromalli

Emersi dalle indagini infiltrazioni della cosca sia nel settore agroalimentare che nel settore turistico-ricettivo in ambito nazionale e internazionale

21 febbraio 2017
08:32

Sul piano più generale, le investigazioni condotte dal Ros, che hanno portato stamani all'emissione di 12 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito dell'operazione "Provvidenza 2" hanno messo in luce anche le infiltrazioni dell’organizzazione criminale sia nel settore agroalimentare, documentando le interrelazioni transnazionali strumentali allo sviluppo di tali importanti traffici commerciali, che nel settore turistico-ricettivo, attraverso ingenti investimenti di denaro di provenienza illecita nell’acquisto di strutture alberghiere ubicate in zone costiere ad elevata vocazione turistica.


In particolare nel comparto oleario, è emersa la figura degli imprenditori Domenico e Gioacchino Careri, da sempre legati a Giuseppe Piromalli e al figlio Antonio, per conto dei quali avviavano un’ingente attività di esportazione di olio verso gli Stati Uniti, con la prospettiva di rilevanti introiti derivanti dalla possibilità di commercializzare il prodotto in noti ipermercati americani,potendo contare, tra l’altro, sull’articolato circuito relazionale di Rosario Vizzari, prestanome del sodalizio stabilitosi da anni nel New Jersey.


 

Tale meccanismo di fatto consentiva ai Piromalli di penetrare nel mercato americano con prospettive di guadagno e riciclaggio di denaro, mentre ai Careri di assumere una posizione rilevante nel settore oleario, vendendo il proprio prodotto ad un prezzo decisamente vantaggioso e dissimulando, dietro l'etichettatura di olio extravergine, la vendita di olio di sansa (in alcuni casi persino avariato). Le ipotesi di frode in commercio e contraffazione alimentare sono attualmente al vaglio delle autorità americane, con approfondimenti da parte dell' Fbi.


Nella distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, è invece emerso come la cosca avesse infiltrato il consorzio Copam di Varapodio costituito da numerose cooperative calabresi e siciliane, sfruttandone la notevole capacità di approvvigionamento di prodotti agrumicoli, e disponendone sul piano gestionale e commerciale, grazie al ruolo di Rocco Scarpari semplice dipendente ma, di fatto, vero dominus della cooperativa, in quanto referente della cosca gioiese.


Attraverso tale rilevante controllo, il sodalizio è stato in grado di alimentare sia la grande distribuzione del nord-est italiano che il mercato rumeno. In particolare, dalle indagini del ros è emerso come Antonio Piromalli, anche tramite il socio Alessandro Pronesti, ingerisse nella gestione della Copam, sovrintendendo in prima persona a tutta la filiera commerciale di fornitura dei prodotti agrumicoli - stabilendo tempi, quantitativi e prezzi delle merci da esportare- curando i rapporti con le aziende e intervenendo anche nella gestione del personale dipendente del consorzio.


Le attività del consorzio Copam erano inoltre utilizzate dalla cosca Piromalli nelle operazioni commerciali di esportazione dell'olio d'oliva verso gli Stati Uniti. Il consorzio, infatti, veniva costretto a garantire il pagamento in anticipo di quanto prodotto dalla società i fratelli careri ed a farsi carico dei costi delle ulteriori (e non necessarie) operazioni di intermediazione (Antonio Piromalli: "glielo hai specificato a scarpari ...ogni vendita che facciamo fare a lui ........già a priori deve sapere che due centesimi li deve mettere in fattura in più per noi").


Il progetto di trasferire la Copam a Gioia Tauro. A riscontro del controllo totalizzante del consorzio da parte della cosca, è emerso inoltre come Antonio Piromalli stesse prendendo in considerazione di trasferire la sede di Copam all’interno dell’area commerciale del porto di Gioia Tauro, sia perche’ trovava le spese degli stabilimenti di Varapodio troppo eccessive, sia per rendere ancora più agevole le attività di esportazione di agrumi verso gli Stati Uniti.


Per quanto concerne il settore turistico-ricettivo, le investigazioni condotte dal Ros hanno dato conto del profilo imprenditoriale di Nicola Francesco Comerci che, nel corso degli anni, ha saputo creare un impero economico, avvalendosi dei capitali e della protezione della cosca, soddisfacendone ogni richiesta: dalla gestione dei latitanti, agli investimenti nel settore immobiliare, all’inserimento di ditte di riferimento del sodalizio nelle forniture alberghiere. Collegamento emerso in modo ancora piu’ palese in occasione del tentato omicidio del figlio andrea, avvenuto nel giugno 2015 a Parghelia, che spingeva Nicola Francesco Comerci a rivolgersi ad esponenti della cosca Piromalli per giungere all’individuazione dell’autore dell’azione delittuosa.


Le donne prestanome. Tra i destinatari del provvedimento anche Cinzia Ferro (moglie rispettivamente di Alessandro Pronestì) e Teresa Cordì (moglie di Nicola Rucireta e sorella di Francesco Cordì) le quali, per conto del sodalizio, fungevano da prestanome nella gestione di imprese inserite nei servizi di pulizia e catering di alcune strutture turistiche riconducibili ad importanti società di settore, nonche’ nel ramo dell’abbigliamento, con punti vendita in alcuni centri commerciali della provincia di Milano e Udine.

 

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