Pronuncia sull’ultimo filone della maxi-operazione della Dda scattata nel 2018. La Suprema corte ha cancellato la condanna a 8 anni per associazione mafiosa. Rideterminate le pene infine nei confronti di Tallarico e Basta
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Gli ermellini della seconda sezione penale hanno confermato in gran parte l'impianto accusatorio della Dda di Catanzaro. Tra i responsabili anche l'ex sindaco di Cirò, Roberto Siciliani
Nella tarda serata di ieri la Corte di Cassazione si è pronunciata sull’ultimo filone del procedimento scaturito dall’operazione Stige, istruita dalla Dda di Catanzaro nel gennaio 2018 a carico della cosca Marincola – Farao.
La decisione della Corte da un lato chiude definitivamente la posizione dell’imputato Aldo Marincola, disponendo l’annullamento senza rinvio della condanna inflitta dalla Corte di Appello di Catanzaro a otto anni di reclusione per il delitto di partecipazione all’associazione di stampo mafioso, dall’altro ha disposto l’annullamento con rinvio della condanna a venti anni di reclusione inflitta nei confronti di Cataldo Marincola, ovvero colui che viene indicato quale plenipotenziaro, nonché padre costituente, della stessa cosca che porta anche il suo nome.
La Corte di Cassazione, nel condividere i ricorsi presentati dal nutrito collegio difensivo - composto dagli avvocati Sergio Rotundo e Francesco Gamabardella per la posizione di Aldo Marincola e da Sergio Rotundo, Gianni Russano ed Antonio Carmelo Galati per Cataldo Marincola – ha definitivamente chiuso la vicenda processuale nei confronti di colui che veniva indicato il rampollo della famiglia Marincola e quale espressione sul campo della figura dello zio paterno, disponendo un nuovo processo nei confronti di quest’ultimo.
La vicenda processuale di Aldo Marincola è stata caratterizzata fin dall’inizio da un andamento a dir poco altalenante, è da quasi nove anni che il procedimento era pendente. Arrestato nella maxi operazione il 9 gennaio 2018 insieme ad altri 180 allora indagati, ebbe a registrare dapprima un rigetto del ricorso dinanzi al Tribunale della libertà di Catanzaro, anche alla luce delle dichiarazioni rese nel frattempo dal neo collaboratore Francesco Farao.
Successivamente la Corte di Cassazione nel decidere sul ricorso presentato dall’avvocato Rotundo ebbe ad annullare la decisione del Tribunale di Catanzaro disponendo un nuova valutazione da parte del Tribunale della libertà che, decidendo successivamente sempre su ricorso della difesa, annullò il mandato di arresto disponendo l’immediata scarcerazione di Aldo Marincola.
Nonostante ciò, il giudice della sentenza di primo grado – la dott.ssa Santaniello - lo condannò ad otto anni di reclusione ritenendolo partecipe dell’associazione mafiosa Marincola-Farao con il compito di rappresentare la cosca nel Parmense, nello specifico presso la ditta dell’imprenditore Gigliotti, che lo avrebbe assunto con il compito di calmierare e gestire le pretese dei diversi dipendenti nonché di fronteggiare eventuali richiesti provenienti da altri gruppi criminali della zona.
Successivamente la Corte di Appello di Catanzaro, presidente De Franco, a latere consigliere Luzzo, assolsero Marincola dalla contestazione per non aver commesso il fatto.
Avverso tale decisione propose ricorso il procuratore generale, rappresentato in udienza dall’attuale procuratore capo di Crotone, Domenico Guarascio, il quale ottenne l’annullamento della decisione con nuovo rinvio alla Corte catanzarese per un nuovo giudizio. Giudizio che intervenne con una conferma della condanna inflitta in primo grado ad Aldo Marincola. Ieri la seconda ed ultima decisione della Corte di Cassazione che pone fine a questo lungo e travagliato iter processuale che, come sostenuto e richiesto dagli avvocati Rotundo e Gambardella, si conclude con una definitiva assoluzione.
Parzialmente diversa la vicenda che ha interessato la figura di Cataldo Marincola, capo storico ed indiscusso per come accertato in via definitiva nella sentenza dell’operazione Galassia che lo ha visto uno dei capi promotori della storica cosca Farao – Marincola dagli anni 80 in poi. Per Cataldo Marincola l’attività difensiva si è fortemente spesa attraverso una copiosa produzione documentale dei diversi provvedimenti che negli anni hanno interessato la figura dell’imputato.
In questo caso il Gup di primo grado aveva condannato Marincola Cataldo alla pena di venti anni di reclusione ritenendolo ancora operativo nel suo ruolo di capo-promotore indiscutibilmente accertato in precedente sentenza. La condanna di primo grado era stata successivamente riformata dalla Corte di Appello di Catanzaro, per ciò che riguarda la contestazione associativa, residuando nei suoi confronti soltanto una condanna per una ipotesi estorsiva avvenuta nel 2007.
A seguito di ricorso per Cassazione presentato dalla stessa procura generale l’assoluzione per il delitto associativo venne annullata disponendo un nuovo giudizio a carico dell’imputato che, in sede di rinvio, venne nuovamente condannato alla pena di venti anni di reclusione. Ieri la decisione della Corte di Cassazione che, decidendo sul nuovo ricorso proposto dai difensori – avvocati Rotundo, Russano e Galati – ha annullato la decisione con nuovo rinvio alla Corte di Appello catanzarese per un nuovo giudizio nei confronti di colui che viene ritenuto, secondo l’impostazione accusatoria, ancora in grado di gestire dal carcere le sorti dell’intera associazione criminale.
Per la posizione di Cataldo Marincola non vi sarà alcun effetto immediato in quanto lo stesso si trova attualmente detenuto per l’omicidio di Aloisio Cataldo ma è evidente che l’intervenuta assoluzione, seppure in questo caso ancora sub judice, potrebbe avere un suo peso nel futuro. Sempre nella giornata di ieri la Corte di Cassazione in accoglimento del ricorso proposto dall’avvocato Giuseppe Bruno, ha disposto l’annullamento limitato alla rideterminazione della pena nell’interesse dell’imputato Giuseppe Giglio.
La Corte di Cassazione ha invece confermato le decisioni emesse nei confronti degli altri ricorrenti nei cui confronti vanno così definitive le condanne inflitte, si tratta di Francesco Tallarico condannato alla pena di anni 17 di reclusione (avvocati Giuliana De Nicola e Antonio Comberiati) Francesco Basta (avvocati Giorgio Vianello Accorretti) Francesco Basta (avvocati Gianni Russano).

