Ospedale di Cosenza, tempo scaduto per i sanitari non vaccinati: iniezione o sospensione

Un documento sul sito dell''Annunziata ammonisce i "temporeggiatori". Il commissario Mastrobuono: «Per chi fa questo lavoro è un dovere morale»

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di Alessia Principe
7 aprile 2021
13:14

Non c’è più tempo (e non c’è scampo) per il personale dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza non ancora vaccinato. Ne abbiamo parlato una settimana fa, dai dati ufficiali, erano ancora 50 i dipendenti del nosocomio, a non essersi ancora sottoposti all’inoculazione del Pfizer (il vaccino scelto per gli operatori sanitari) tra cui 3 medici.

Solo un operatore sanitario aveva chiaramento espresso il diniego (gli altri avevano detto di essere in attesa di consulti) per lui, come per chi non provvederà velocemente a prenotarsi nella struttura, potrebbero scattare sanzioni molto serie.


Il commissario Mastrobuono, infatti, ha pubblicato sul sito dell’azienda ospedaliera un avviso in cui recepisce il contenuto del decreto legge che prevede conseguenze pesantissime per i sanitari che si sottraggono alla vaccinazione.

L’ospedale, si legge, provvederà a trasmettere alla Regione tutto l’elenco del personale per controllare che, effettivamente, le vaccinazioni siano state portate a termine. Il commissario sottolinea come manchino all’appello poche decine di persone esortandole a contattare con urgenza il responsabile delle vaccinazioni, il dottor Roberto Pellegrino.

«Si rammenta – si legge nella nota – che il D.L. prevede in caso ingiustificato rifiuto la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implichino contatti interpersonali (…) e la conseguente assegnazione a mansioni anche inferiori (…) con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate e che, comunque, non implichino rischi di diffusione del contagio». Insomma stipendi tagliati se non addirittura la sospensione dal servizio per i no-vax e per i pro-vax ma con riserva.

Dall’uscita del primo articolo, che ha sollevato il caso, qualche dipendente è corso ai ripari, rompendo gli indugi e superando la paura, ma ancora oggi il quadro non è completo. «La vaccinazione è, per noi che lavoriamo in sanità, un dovere morale» conclude la Mastrobuono. Si vedrà se questo basterà a dare l’impulso decisivo a chi, lavorando in un ambiente così delicato, ancora gioca a nascondino.

Giornalista
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