Palloncini bianchi e tante persone alla messa in memoria del giovane ucciso e mai ritrovato. La mamma Elsa Tavella rinnova l'appello a chi sa qualcosa, mentre il fratello Federico denuncia la stanchezza della famiglia per i continui rinvii del processo: «Siamo esausti e delusi dalla giustizia»
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Otto anni senza Francesco Vangeli. Palloncini bianchi all’ingresso della chiesa di Scaliti, frazione di Filandari, hanno accolto le tante persone che si sono riunite a otto anni dalla sua scomparsa per pregare, manifestare cordoglio e stringersi attorno alla sua famiglia.
La chiesa era gremita. Alla cerimonia era presente anche Maria Joel Conocchiella, in rappresentanza di Libera, a testimoniare la partecipazione dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti a questo momento.
L’omelia è stata officiata da don Alessandro Mazzitelli, che nel corso della liturgia della Parola si è soffermato su un’epoca segnata dalla violenza e dalle dipendenze, nella quale l’oscurità del male ha segnato la vita del giovane Francesco. Don Mazzitelli ha quindi esortato a non perdere la fede e la speranza nel Padre Celeste.
Il dolore della madre: «Vorrei una tomba sulla quale piangere mio figlio»
«Pensate che strazio enorme per una mamma dover pregare per avere una tomba sulla quale piangere un figlio», ha detto Elsa Tavella, madre di Francesco Vangeli, scomparso il 10 ottobre di otto anni fa in quello che gli atti giudiziari hanno ricostruito come un caso di lupara bianca.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti del processo a carico dei fratelli Antonio e Giuseppe Prostamo, entrambi condannati, anche se solo per il secondo la sentenza è definitiva, Francesco sarebbe stato attirato in una trappola, ferito gravemente a colpi di fucile e poi caricato in un sacco nel cofano di un’automobile. Ancora vivo, secondo la ricostruzione processuale, sarebbe stato gettato nelle acque del Mesima o del Marepotamo, uno dei suoi affluenti. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.
«Spero che qualcuno si metta la mano sulla coscienza e mi faccia sapere qualcosa, anche in forma anonima, per poter piangere mio figlio, per potergli dare un funerale, per poter celebrare un funerale, per poter pregare per lui», ha detto ancora la madre.
Il fratello Federico: «Siamo esausti e delusi dalla giustizia»
Alla sua voce si è aggiunta quella del fratello Federico, che ha parlato della stanchezza e della delusione della famiglia per i tempi del procedimento giudiziario.
«Siamo davvero stanchi, siamo esausti, siamo delusi, delusi dalla giustizia, perché dopo sei mesi dall’ultima udienza, dall’ultimo rinvio, il processo che dovrebbe restituire un ulteriore tassello di verità e di giustizia alla vicenda, alla storia di mio fratello, alla memoria di mio fratello, è stato rinviato di ulteriori sei mesi».
Federico parla di una decisione che «ci mortifica, ci umilia e ci fa male». E aggiunge: «Tanto quanto la consapevolezza di essere qui oggi a poter semplicemente pregare, senza che Francesco abbia avuto un funerale, senza che di Francesco abbiamo una tomba sulla quale piangerlo».
Otto anni dopo la scomparsa, la famiglia Vangeli continua dunque a convivere con l’assenza del corpo di Francesco e con un procedimento giudiziario ancora in corso, mentre la condanna emessa nei confronti di Antonio Prostamo non è ancora definitiva.


