Pittelli fidato consigliere del boss Mancuso: le carte dell’inchiesta

Dall’ordinanza della maxi operazione Rinascita Scott emerge la presunta partecipazione alla consorteria criminale del penalista ed ex parlamentare di Fi

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di Francesco Altomonte
19 dicembre 2019
15:36
Giancarlo Pittelli
Giancarlo Pittelli

È l’immagine di una regione marcia, quella che emerge dall’inchiesta “Rinascita Scott” portata a termine la scorsa notte dai carabinieri e coordinata dalla procura antimafia di Catanzaro.
Un’indagine che ha permesso non solo di azzerare i vertici della cosca Mancuso e dei locali di ‘ndrangheta del Vibonese, ma che ha portato alla luce, soprattutto, un mondo sommerso, nel quale la ‘ndrangheta sarebbe riuscita a dialogare con pezzi importanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle professioni. In quest’ultimo caso rientra il coinvolgimento del noto penalista di Catanzaro Giancarlo Pittelli. Secondo i magistrati del capoluogo di regione, quella dell’ex parlamentare di Forza Italia sarebbe una partecipazione attiva e consapevole alla ‘ndrangheta, uno che conosce dinamiche e storia della criminalità organizzata in Calabria.

 

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I due “amici”

Secondo i magistrati della Dda di Catanzaro “i rapporti tra Luigi Mancuso e l'avvocato Giancarlo Pittelli” sarebbero molto stretti, “rapporti che contribuiscono – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - a far emergere la contiguità costante, o per meglio dire, la partecipazione vera e propria, del Pittelli alla consorteria. In particolare, è emersa la strettissima vicinanza al Mancuso, soprattutto al di fuori di rapporti discendenti dal conferimento di incarichi legali.

 

Il Pittelli viene costantemente contattato, tramite i più fidati uomini del Mancuso (Giovanni Giamborino e Pasquale Gallone) per essere trasportato dal Mancuso, ogni qual volta lo stesso abbia necessità di interloquire con lui e si comprende, dal chiaro tenore delle conversazioni già esaminate, che gli incontri sono dettati dalla necessità di risolvere questioni legate agli interessi criminali della cosca”.

 

Le figlie del boss

Le indagini dei carabinieri avrebbero messo in evidenza “la poliedricità della figura del Pittelli nel contesto della cosca investigata – scrive il gip catanzarese -. Il coinvolgimento dell'avvocato in affari personali del Mancuso emerge chiaramente dalle conversazioni in cui è stato intercettato il suo interessamento affinché la figlia del boss Maria Teresa Mancuso, studentessa di medicina all'università di Messina, superasse l'esame di "istologia", attraverso il contatto con il Rettore dell'Ateneo al quale veniva presentata la figlia del Mancuso…D'altronde l'avvocato Pittelli (e altresì il Giamborino) – si legge nelle carte - si era prodigato in prima persona anche per soddisfare la richiesta di Luigi Mancuso di procurare, per i festeggiamenti di laurea dell'altra figlia Rosaria Mancuso…delle bottiglie di Ca' del bosco.

 

In effetti come emerge dalle intercettazioni tra Giamborino e Pittelli, le bottiglie saranno procurate "a proprie spese" (per un valore di 1000 euro circa) dall'avvocato Pittelli”.


Indagini e pedinamenti

Il pentimento di Andrea Mantella avrebbe gettato nel panico boss, picciotti e anche l’avvocato Pittelli, per le rivelazioni che l’ex killer del clan Lo Bianco stava facendo ai magistrati dell’antimafia. “…Come emerge dalle conversazioni intercettate il 5 giugno 2018 il Pittelli, parlando con Giamborino e con suo figlio Salvatore, manifestava un'evidente preoccupazione per il ritrovamento di una microspia, all'interno dell'auto del Giamborino utilizzata per trasportare il Pittelli, anche tempo prima, presso i luoghi di incontro con Luigi Mancuso… La preoccupazione del Pittelli di essere pedinato o sottoposto ad indagini emerge in varie conversazioni, soprattutto successive alla notizia della collaborazione di Andrea Mantella… L'avvocato Pittelli aveva pure detto al Giamborino che nelle parti omissate c'era "il macello" per come riferito dopo l'incontro con il legale a Pasquale Gallone, raccomandava di non parlare più al telefono e, comunque, di utilizzare modalità comunicative criptiche. Tanto è vero che, già nell'immediatezza i due si accordavano su come esprimersi dovendo riferirsi al Mancuso (magari appellandolo "medico") e su come stabilire i luoghi e le date dell'appuntamento. Pasquale Gallone, quindi, gli riportava un messaggio di Luigi Mancuso.

 

Il colonello & l’avvocato

Dalle carte emergerebbero, secondo gli investigatori, “ambigui rapporti di amicizia tra l’avvocato Pittelli e il tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli, mentre quest’ultimo “rivestiva un importante incarico investigativo nel distretto di Catanzaro come Comandante del Reparto Operativo Nucleo Investigativo della città”. In questo periodo, il militare “consolidava il proprio rapporto di frequentazione ed amicizia proprio col Pittelli (già indagato negli uffici giudiziari salernitani a seguito dei fatti del 2007), che nel tempo ha altresì assunto la qualifica di imputato nel procedimento sopra richiamato e deciso dalla Corte d'Appello di Salerno. Nella nota depositata dal Ros venivano segnalate una serie di conversazioni telefoniche di interesse investigativo, intercorse tra il Pittelli e il Naselli, nel corso delle quali, l'avvocato chiedeva all'ufficiale dei Carabinieri - al quale appariva legato da un rapporto molto confidenziale, come si desume dalle reciproche attestazioni di affetto - di acquisire e di fornirgli informazioni” sulle attività svolte dall’Arma” su alcuni clienti del penalista.

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