Polistena, il sindaco Policaro difeso dal vice Tripodi: «Anche nelle vecchie giunte parentele opache»

VIDEO | Dopo l'operazione Faust, l'intercettazione che chiama in causa il primo cittadino alimenta lo scontro politico. Tripodi: «Non ha pagato le tasse al clan. Chiarirà in aula»

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di Agostino Pantano
25 gennaio 2021
16:10
L’assessore Politanò e Tripodi fuori dal seggio
L’assessore Politanò e Tripodi fuori dal seggio

Ha disertato il seggio per le elezioni alla Città metropolitana, continua a non rilasciare dichiarazioni e, però, si preparara a riferire in aula nel consiglio comunale aperto convocato per venerdì. Rimane travagliata, psicologicamente e politicamente, la quotidianità del sindaco di Polistena, Marco Policaro, chiamato in causa in una intercettazione allegata all'ordinanza dell'operazione antimafia Faust. Il primo cittadino, dopo essere stato tra i fondatori di una delle 4 liste che hanno concorso per il consiglio della Metro City, non è andato a votare.

Il sindaco Policaro difeso dal suo vice

Così ha detto infatti il vicesindaco Michele Tripodi che, tallonando davanti al seggio di Palmi, alla fine si è concesso al cronista ed è passato al contrattacco sparando contro l'opposizione e chiamando in causa politicamente, con una allusione, il cugino Michelangelo Tripodi - ex assessore regionale - che da oltre un anno critica il modo come il Comune non difenderebbe la memoria del senatore Girolamo Tripodi.


«Il sindaco non ha pagato l'Imu dei Longo - ha detto il vicesindaco - e l'abbiamo già dimostrato pubblicando gli estratti delle posizioni tributarie, non di meno sarà lui stesso a chiarire questi aspetti nel Consiglio di venerdì. Per noi rimane totale la fiducia nei confronti di chi indaga, tanto è vero che abbiamo già annunciato che ci costituiremo parte civile».
Policaro non è indagato, ma nell'intercettazione incriminata parlano suo suocero e suo zio, Antonio Ierace e Biagio Moretto, entrambi arrestati, chiamandolo in causa pesantemente.

Lo scontro politico

«Non è vero che tra gli arrestati ci sono congiunti del sindaco», smentisce Tripodi. In realtà risulterebbe un altro zio acquisito tra gli arrestati, Domenico Longo, che sarebbe stato in un certo periodo - da quanto emerge dall'inchiesta - il reggente dell'omonimo clan.

Peraltro, sembra un dato acquisito che l'ammistratore - che secondo il suocero avrebbe fatto questo "favore" ai Longo in un periodo in cui era vice sindaco dello stesso Michele Tripodi - risulti residente nella stesso edificio, in un diverso appartamento, in cui il padre di sua moglie sta scontando gli arresti domiciliari. «Non commento quello che dice Michelangelo Tripodi - prosegue il vice di Policaro - ricordo solo che nelle giunte del passato c'era qualcuno che forse aveva più parentele e lui lo sa».


La maggioranza di "Difendiamo Polistena" ha affisso un manifesto che riporta la copia di alcune cartelle da cui si evincerebbe che Luigi Longo sarebbe un evasore, e che dunque Policaro non ha pagato, ma il caso politico - al di là se fosse lui il contribuente a cui si riferivano nella conversazione il suocero e lo zio di Policaro - si rialimenta. «L'opposizione ci ha criticato - conclude Tripodi prima di entrare con i suoi nel seggio di Palmi - percè avremmo violato la privacy dei mafiosi, ma questo dimostra chi a Polistena ha il coraggio di fare i nomi e chi no».

 

Giornalista
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