Nava tra politica e Tribunali, scelta per una media aritmetica che svantaggia l’Agenzia portuale

Non sono sciolti i dubbi sulla procedura di selezione per l’incarico di amministratore unico della “Agenzia portuale Srl” di Cinzia Nava

di Agostino Pantano
9 agosto 2017
19:47
Cinzia Nava
Cinzia Nava

Il curriculum ora è pubblico ma non sono affatto sciolti i dubbi sulla procedura di selezione per l’incarico di amministratore unico della “Agenzia portuale Srl”. Di Cinzia Nava, la commercialista chiamata da Reggio Calabria a guidare la società varata per i licenziati del terminal di Gioia Tauro, adesso sappiamo tutto – anche del ritardo con cui sul sito internet dell’ente è stata pubblicata la sua biografia professionale -, ma le notazioni continuano a sembrare incomplete rispetto a quello che chiedeva il bando. I riproposti interrogativi sui requisiti si aggiungono quindi agli altri, ovvero al sistema adottato per valutare i tre curriculum presentati da altrettanti aspiranti.

 


I REQUISITI E LE VIRGOLE GIUSTE

Con il bando pubblicato dall’Autorità portuale si precisava che il futuro amministratore dovesse avere “comprovata esperienza professionale in materia di amministrazione di aziende (…) derivante, a titolo esemplicativo, ma non esaustivo, dall’aver ricoperto senza demerito l’incarico di organo amministrativo in società di capitale; di curatore, di commissario giudiziale e di commissario liquidatore (…), nonché aver ricoperto l’incarico di ausiliario del giudice (…)”. Stando a questo testo, quindi, l’elenco dei ruoli svolti in passato dal partecipante fa intendere come la richiesta dell’Autorità portuale fosse quella di una figura che contemporaneamente abbia fatto le cose indicate. La punteggiatura, abbondante di virgole, e l’assenza di “o” oppositive fanno capire come l’ente volesse che il futuro amministratore fosse figura che possedeva contemporaneamente le varie mansioni segnalate tra i requisiti.

 

SOCIETA’ DI CAPITALI CERCASI

Nel curriculum dell’amministratore Nava, pubblicato sul sito solo lunedì scorso – quindi dopo i servizi di LaCnews24 che avevano denunciato l’anomalo ritardo a seguito della nomina avvenuta il 21 luglio – intanto non c’è traccia delle referenze degli incarichi passati (forse per ragioni di privacy non sono indicati i nomi delle aziende per cui la Nava ha lavorato), ma soprattutto non si individua l’azienda in cui la commercialista ha svolto il richiesto “incarico di organo amministrativo in società di capitali”.

 

CURATORE SI, MA DI FALLIMENTI SOCIETARI

Gli unici passaggi del curriculum che spiegano come, pur non facendo nomi, la Nava effettivamente abbia potuto ricoprire qualche incarico richiesto dal bando, sono quelli in cui la commercialista presidente della commissione regionale Pari Opportunità dichiara di aver fatto due volte il “curatore fallimentare” e di essere stata, in tre procedure, “amministratore giudiziario” su nomina del Tribunale di Reggio Calabria.

 

I MERITI DEL MERCATO

Il nuovo ruolo dell’amministratore prevede che gestisca una lista di 377 lavoratori portuali espulsi dall’organico di Mct, che proprio da Mct sperano di essere richiamati da qui ai prossimi 3 anni, periodo in cui l’Agenzia è finanziata dal governo. Dunque, la Nava sovrintenderà ad un rapporto tra chi cerca lavoro e chi lo offre, confrontandosi con una o più società che operano nell’area portuale. Secondo il suo curriculum, l’esperienza alla guida delle aziende discenderebbe dalla nomina dei giudici, essendo iscritta agli appositi elenchi tenuti nei Tribunali, ma non sarebbe frutto di incarichi determinati dal mercato: la individuazione di lei da parte dell’Autorità portuale non sarebbe altro che la ripetizione di uno schema selettivo che la Nava ha già sperimentato a proprio vantaggio grazie alla politica (con l’indicazione dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale quale componente prima e presidente poi della commissione P.O. ,in quota Nicola Irto), e grazie ai giudici che decidono a chi affidare le società in sofferenza oppure confiscate. Nulla di male, sia chiaro, ma questo è: la Nava non è un manager che viene dal mondo delle imprese, come i portuali si aspettavano.  

 

I DUBBI SULLA GRADUATORIA

Le caratteristiche finalmente chiare del curriculum dell’amministratore, però, aiutano a comprendere un’altra azione assai contradditoria che ha influenzato la selezione che ha premiato la Nava. Anche qui molto chiaro è quanto affermava il bando aperto ai commercialisti con almeno 10 anni di iscrizione all’Ordine. “Si procederà all’affidamento – si legge – a favore del candidato che, all’esito della media aritmetica delle offerte annue presentate da tutti i partecipanti alla procedura, si approssimerà per difetto al risultato della citata media aritmetica”. Formula quasi inspiegabile che, però, nel prosieguo della procedura è spiegata con una paradossale scelta finale che ha premiato l’offerta economica della Nava, anche se non era la migliore. L’Autorità portuale, infatti, aveva messo all’asta l’incarico stabilendo la somma di 35.000 euro lordi annui a base d’asta. Le tre buste aperte, contenenti i curriculum dei partecipanti e la cifra che dichiaravano di essere disposti a chiedere pur di avere la nomina, davano il seguente responso: l’offerta della Nava è stata di 26.400,00 euro; più alta della sua che opera a Reggio Calabria, quella di un collega di Gioia Tauro (30.451, 20 euro); e infine più bassa ma apparentemente conveniente quella di una commercialista di Taurianova che aveva chiesto solo 24.000,00 di euro.

 

PROMOSSA PER LA MEDIA

Secondo la procedura selettiva, quindi, i candidati si sono autodichiarati le competenze professionali (anche con curriculum generici come quello della Nava), ma sono stati apprezzati non per la convenienza economica procurata all’ente – come sarebbe stato se si fosse scelta l’offerta più bassa e di un commercialista che avrebbe meno spese – ma per un calcolo aritmetico fortunato: sommando le tre cifre e dividendo per tre, la Nava è quella che si è avvicinata di più alla soglia.

 

L’AGENZIA… A RESPONSABILITA' LIMITATA

Le scelte fatte per la selezione, in uno con la formula ibrida di una Agenzia finanziata dal ministero – che però ha la forma di una Srl – non fanno altro che suscitare altri imbarazzanti equivoci a Gioia Tauro. Un’area dove al dramma sociale dei licenziati si aggiunge la beffarda modalità con cui si tenta di risalire la china con una Srl pubblica.       

 

 

           

Giornalista
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