La decisione

Processo Dioniso, in appello riformate le condanne: assolti quattro dei cinque imputati

La Corte di Catanzaro ha cambiato approccio rispetto a quanto stabilito con rito ordinario in primo grado. L’operazione, scattata nel 2017, ruota attorno alla cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri e alle loro ramificate attività di spaccio

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di Tiziana Bagnato
21 dicembre 2021
17:17

Quattro assoluzioni, di cui una parziale, su cinque imputati. La sentenza emessa dalla Corte D’Appello di Catanzaro, presidente De Girolamo e a latere, Scuteri, Maiore, riforma quasi in toto quanto era stato stabilito con la sentenza di primo grado e rito ordinario del processo Dioniso.

L’operazione, scattata nel 2017,riguardò all’epoca decine di soggetti ritenuti affiliati alla cosca lametina dei Cerra-Torcasio-Gualtieri per conto dei quali avrebbero controllato lo spaccio di sostanze stupefacenti nella cosidetta Trempa, nella zona di Capizzaglie e nel quartiere Ciampa di Cavallo.


La Corte d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado del tribunale di Lamezia emessa nel luglio 2020, ha oggi assolto Antonio Gatto, già assolto dal reato associativo (condannato in primo grado alla pena di 4 anni e 6 mesi), perché il fatto non sussiste in relazione al capo 332, e perché il fatto non costituisce reato in relazione al capo 333 (difeso dall'avvocato Salvatore Cerra).

Assolta anche Angela Gatto, dal reato di cui al capo 333, (condannata in primo grado a 2 anni), perché il fatto non sussiste. In primo grado, inoltre, era già stata assolta dal reato associativo, (è difesa dall'avvocato Antonio Larussa). La Corte ha assolto anche Franco Franceschi, (condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi), dal reato di cui al capo 277, per non aver commesso il fatto (difeso dall'avvocato Paola Bilotti);Roberto De Fazio, invece, è stato assolto da alcuni reati per non aver commesso il fatto, è stata esclusa l’aggravante mafiosa con riferimento ad altri reati e confermata la condanna in primo grado a 13 anni e 4 mesi (è difeso dall’avvocato Antonio Larussa). Confermata la condanna a 13 anni e quattro mesi per Peppino Festante, difeso dall’avvocato Nicola Veneziano.

L’operazione Dioniso, costola delle operazioni Chimera 1 e 2, ruota attorno ad un’organizzazione capillare di spaccio di marijuana, cocaina ed eroina messa su dal clan giocando su appoggi che andavano ben oltre il territorio lametino.

Secondo l’accusa, la cosca avrebbe goduto ed usato appoggi cosca jonica reggina per rifornirsi di cocaina, in particolare con gli Strangio, mentre per la marijuana i rifornimenti e i contatti erano in Puglia e in Albania. Le indagini, portate avanti dal Nucleo Investigativo di Catanzaro e della Compagnia di Lamezia Terme sono state coordinate dalla Dda di Catanzaro.

 

Giornalista
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