Processo Rinascita Scott, parla Nicola Gratteri: «Chi tocca i centri di potere diventa scomodo»

Il procuratore di Catanzaro in un'intervista a La Stampa: «Ti dicono che sei bravo finché indaghi solo sulla 'ndrangheta». Il sistema mafioso? «Ha un rapporto fisiologico con le professioni e la massoneria»

2 agosto 2020
08:24
Nicola Gratteri
Nicola Gratteri

«Finché indaghi su nomi e cognomi noti della 'ndrangheta tutti ti dicono che sei bravo, che hai coraggio. Ma se vai a toccare i centri di potere oliati che si interfacciano con la 'ndrangheta e la massoneria deviata allora diventi scomodo. E cominci a dare fastidio».

Lo dice Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, in un'intervista a La Stampa, in merito al maxi-processo contro la 'ndrangheta con quasi 500 imputati.

 

«Cosa è diventata la 'ndrangheta? È la mafia più potente – continua Gratteri – l'unica presente in cinque continenti. Un'organizzazione solida al suo interno e credibile all'esterno. Ma è nelle relazioni con la società civile, col potere, con il mondo delle professioni che ha fatto il salto più importante».

 

«Se prima le relazioni esterne col mondo delle professioni e del potere massonico deviato erano visti come una condizione patologica del sistema mafioso, adesso sono diventati una componente fisiologica», ha aggiunto.

 

«Le relazioni esterne – ha concluso Gratteri – portano la mafia lontano dai suoi territori di origine e sono queste a rappresentare il capitale sociale che fa crescere l'organizzazione».

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