Processo Sansone, oltre 500 anni di carcere per le cosche di Villa San Giovanni

Il gup ritiene colpevoli gli imputati e, in alcuni casi, dispone pene più pesanti rispetto alle richieste della Dda. Vent'anni ciascuno per Pasquale e Vincenzo Bertuca, così come per il boss Mico Condello 'U pacciu'

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di Consolato Minniti
18 ottobre 2018
21:51
Villa San Giovanni
Villa San Giovanni

Oltre 530 anni di carcere. Questa la pesantissima decisione del gup di Reggio Calabria per gli imputati del processo “Sansone” che vede alla sbarra le cosche di Villa San Giovanni. Il giudice ha di fatto accolto  le richieste della Dda di Reggio Calabria, confermando in pieno l’impianto accusatorio e anzi disponendo pene più severe, in alcuni casi, rispetto alla requisitoria. Pesantissime le condanne per Pasquale Bertuca, Vincenzo Bertuca, Santo Buda, Domenico Condello (classe ’56), Alfio Liotta, Bruno Tegano, Andrea Carmelo Vazzana e Domenico Zito, tutti condannati a vent’anni di reclusione.

L’inchiesta Sansone

L’operazione, che aveva attinto le cosche mafiose del territorio a Nord di Reggio Calabria, nota come “Sansone”, ha tratto origine dalla complessa attività di indagine coordinata dalla Dda di Reggio Calabria riguardante la cosca Condello ed in particolare le attività finalizzate alla cattura del latitante Domenico Condello, ed ancora le condotte delittuose imperniate su Pasquale Bertuca, capo della cosca Zito-Bertuca, storicamente attiva nel territorio di Villa San Giovanni e nei comuni viciniori, nonchè le relazioni tra le diverse consorterie operanti in Fiumara di Muro, centro storicamente dominato dalla cosca Buda-Imerti ed a Campo Calabro, territorio di altrettanto storica dominazione della cosca Garonfalo. In questo variegato ambito è venuto alla luce, specialmente nell’area villese, una condizione di forte pressione estorsiva e di controllo criminale esercitato congiuntamente dalle cosche, in modo asfissiante e capillare. Emblematico del modus operandi delle cosche è l’espressione captata durante un colloquio in carcere nel corso del quale il capo della cosca disponeva ai suoi affiliati che nell’attività di riscossione non bisognasse “lasciare scampo a nessuno”.


Le condanne del gup:

Carmelo Araniti: 5 anni;

Michele Battaglia: 4 anni

Angelo Benestare: 14 anni;

Felicia Bertuca: 18 anni;

Pasquale Bertuca: 20 anni;

Pietro Bertuca: 10 anni;

Vincenzo Bertuca: 20 anni;

Domenico Bonforte: 12 anni e 8 mesi;

Santo Buda: 20 anni;

Domenico Calabrese: 14 anni;

Domenico Condello classe 56: 20 anni;

Domenico Condello classe 72: 18 anni;

Luciano Condello: 10 anni e 8 mesi;

Attilio Cotroneo: 14 anni;

Vincenzo Cristiano: 5 anni;

Grazia Falcone: 3 anni;

Francesco Giustra: 4 anni;

Alessandro Idone: 14 anni;

Antonino Idone: 5 anni e 14mila euro;

Fortunato Laganà: 14 anni;

Giacomo Latella: 14 anni;

Alfio Liotta: 20 anni;

Giovanni Malara: 18 anni;

Giuseppe Marcianò: 4 anni;

Renato Marra: 14 anni;

Roberto Megale: 14 anni;

Sebastiano Megale: 4 anni;

Roberto Morgante: assolto;

Antonio Oliveri: 3 anni;

Giovanni Oliveri: 3 anni;

Andrea Palermo: 4 anni;

Antonino Plutino: 4 anni;

Antonino Riniti: 14 anni e 8 mesi;

Giuseppe Ripepi: 4 anni;

Maria Caterina Romeo: 10 anni;

Giuseppe Scappatura: 14 anni;

Alberto Scarfone: 16 anni;

Rocco Scarfone: 14 anni;

Antonino Sottilaro: 14 anni;

Francesco Sottilaro: 10 anni;

Vincenzo Sottilaro: 18 anni e 10 mila euro di multa;

Lorenzo Sottilotta: 14 anni;

Bruno Antonio Tegano: 20 anni;

Andrea Carmelo Vazzana: 20 anni;

Giuseppe Vermiglio: 3 anni;

Domenico Viglianisi: 14 anni;

Domenico Zito: 20 anni

Giornalista
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