Il profilo criminale di Catalano, il 50enne vittima dell'agguato ad Arghillà

Ritenuto uno dei fiancheggiatori di Paolo Iannò per anni latitante e vicino al boss Ciccio Rodà, fu coinvolto anche nel 2006 nell’inchiesta Vertice contro la cosca Condello di Archi e nelle indagini Mare monti

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di A. P.
15 febbraio 2019
14:39
Il luogo dell’omicidio
Il luogo dell’omicidio

Non ci sono dubbi: l’agguato in cui è stato ucciso ieri sera ad Arghillà, periferia nord di Reggio Calabria, il 50enne Francesco Catalano, è di chiaro stampo mafioso. Sia per le modalità che per lo “spessore” della vittima nel panorama criminale reggino. “Cicciu u bumbularu” infatti, nel 2006 era rimasto coinvolto nell’inchiesta “Vertice” che aveva visto finire in manette boss e gregari della cosca Condello di Archi. Nel 1992 era stato denunciato per il possesso di 20 cartucce per pistola poi, è stato uno dei fiancheggiatori del killer condelliano Paolo Iannò, che prima di collaborare con l’Antimafia reggina è stato per anni latitante. Catalano inoltre, venne condannato a cinque anni di reclusione per associazione mafiosa in uno degli stralci del maxiprocesso alla ‘ndrangheta reggina denominato “Olimpia”. Il suo coinvolgimento poi nelle indagini “Mare monti” e “Vertice”. Su di lui riferì il “pentito” Giuseppe Lombardo che lo indicò come un uomo di fiducia di Iannò con il quale avrebbe aiutato l’ex mammasantissima di Archi Pasquale Condello, detto il “Supremo”, a trovare un’abitazione dove nascondersi per un periodo della sua lunga latitanza.

 

Per delineare la sua figura, nello scenario mafioso cittadino, gli investigatori scrissero che «non vi è alcuna sorta di dubbio circa la sua appartenenza al sodalizio criminale facente capo alle famiglie Imerti-Condello-Fontana». Catalano inoltre, è ritenuto una persona vicina al boss Ciccio Rodà con cui aveva intrattenuto una corrispondenza epistolare durante la detenzione di quest’ultimo. Il caso infatti, è già passato nelle mani della Dda, retta da Giovanni Bombardieri, poiché vista la dinamica e i legami con i Condello, si incastrerebbe nella faida intestina tra i clan di Archi e quelli di Gallico. Una faida che da tempo sta insanguinando la zona nord della città. Esattamente un anno fa proprio a Gallico venne assassinato Pasquale Chindemi, anche lui legato ai Condello, mentre un mese dopo- in un altro agguato mafioso- rimase uccisa la 47enne Fortunata Fortugno, ma il vero bersaglio dei killer era Demetrio Logiudice, esponente dell’omonima 'ndrina. Una lunga scia di sangue iniziata, però con l’omicidio del boss Mimmo Chirico, freddato il 20 settembre del 2010, a cui è seguito come “risposta” quello di Giuseppe Canale avvenuto il 12 agosto del 2011,entrambi commessi a Gallico. Adesso gli investigatori della Squadra mobile continuano a ritmo spedito la conduzione delle indagini. Già nella notte sono stati interrogati i familiari della vittima e soprattutto sono state perquisite le abitazioni dei pregiudicati della zona.

 

Stamani il prefetto Michele di Bari ha tenuto una riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia nella quale sono stati disposti servizi di controllo del territorio, con particolare attenzione al quartiere di Arghillà.

 

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